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Ricollocare le migliaia di manager espulsi dall’aziende negli ultimi mesi nelle società confiscate alle organizzazioni mafiose. È il progetto ambizioso proposto dalle due associazioni di rappresentanza Aldai e Fondirigenti che, per trovare nuovi sbocchi lavorativi alle migliaia di manager rimasti senza lavoro (nel 2011, nella sola area milanese, ne sarebbero stati espulsi 2.500), hanno stretto un accordo con il ministero dell’Interno che, proprio oggi, ha presentato la relazione 2011 sui beni confiscati alla criminalità organizzata (Leggi). Si tratta per lo più di società immobiliari, alberghi ed esercizi commerciali, riporta il Corriere della Sera di giovedì 15 marzo, e in totale si parla di 1.500 ditte distribuite nelle varie regioni che hanno bisogno di dotarsi di un management esperto.
Il bando lanciato da Aldai e Fondirigenti ha raccolto un discreto successo tra i manager: più di 200 hanno presentato la propria candidatura e ora si passa alla fase sperimentale. Sessanta manager, reclutati da Aldai e Assolombarda, saranno impiegati su un campione di 200 aziende sequestrate nel territorio della Lombardia; successivamente si prevede un’estensione del modello a tutto il territorio nazionale. “Non è facile garantire la continuità industriale e operativa di queste imprese che sono vissute ai margini del vero mercato e hanno sviluppato con clienti e fornitori relazioni malate. – ha dichiarato al Corriere, Renato Garbarini presidente di Aldai – Messe di fronte alla libera competizione oggi rischiano di fallire e chiudere causando perdita di posti di lavoro, tensioni sociali e dimostrando quasi che senza padrini non si può fare del buon business”. Un buon manager potrebbe invece rappresentare la svolta per motivare i dipendenti, stendere un business plan e individuare un percorso trasparente di continuità aziendale.