L’Italia del business ha un primato mondiale. Quale? Il costo dei licenziamenti più basso del mondo.A dirlo il rapporto del World Competitiveness Center dell’Imd, quello che misura la competitività dei diversi stati. Classifica che, oltre a restituirci il poco (almeno per i dipendenti italiani) lusinghiero primato, vede l’Italia scivolare dalla 44esima alla 46esima posizione della classifica. Una posizione non proprio lusinghiera, con la sola Grecia, in 57esima posizione (-6 rispetto al 2013), a fare peggio di noi in Europa. Lontanissimi dai nostri vicini: la Germania è infatti sesta, la Francia 27esima e la Spagna 39esima. Ai vertici della classifica globale ancora Usa e Svizzera con Singapore a chiudere il podio e Hong Kong appena fuori.

Tornando all’Italia, a penalizzare il nostro Paese, soprattutto, la peggiore performance economica che registriamo (passiamo dal 50esimo al 53esimo posto) e le peggiori infrastrutture delle quali siamo dotati (nel 2013 eravamo 30esimi, ora siamo 33esimi). Miglioriamo, invece, per quanto riguarda l’efficienza economica, tanto da salire fino al 45esimo posto e rimaniamo stabili (però in 55esima posizione) per ciò che concerne l’efficienza di governo.

Tra i punti di forza del Paese c’è, secondo il rapporto che arriva da Losanna, l’export, che ci colloca al secondo posto in quanto a focalizzazione delle produzioni, i buoni fattori di produzione (qui siamo undicesimi), i pochi giorni utili per avviare una start up (15), ma anche la bassa inflazione (19).

Unico primato, come detto, è quello dei costi legati ai licenziamenti.

Pressione fiscale elevata, bassa crescita del Pil, alto prezzi dei carburanti, disoccupazione giovanile, alto debito pubblico e alta evasione fiscale, difficoltà nell’accedere al credito: i mali (già, ahi noi, parecchio noti) del Paese.