© Chip Somodevilla/ Getty Images

Se la crisi ha fatto “dimagrire” (e lo continua a fare) gli stipendi di gran parte dei lavoratori italiani, invece, sulle buste paga dei top manager ha avuto l’effetto contrario facendole crescere più del 18%.

Quattro milioni di euro in più è il compenso medio totale di alti dirigenti di grandi società italiane quotate in Borsa. È quanto si ricava dal rapporto 2014 Corporate governance in Italia di Assonime – Emittenti titoli, presentato mercoledì 3 dicembre 2014 a Milano.

IL CLUB “DEI PAPERONI”. Le retribuzioni uscite “rimpinguate” dalla crisi sono quelle di 14 top manager di aziende dell’indice Ftse Mib. In soldoni lo stipendio medio totale della ristretta cerchia dei paperoni - scesi da 22 a 14 iscritti, come evidenzia il Corriere della Sera - è cresciuto del 18%. Infatti, per questa categoria di super manager, c’è stata una crescita della componente cash, passata da 2,2 a 2,7 milioni, e per la stock based, da 1,3 a oltre 1,5 milioni di euro.

Le cose sono andate diversamente per il gruppo degli amministratori delegati delle società quotate (45 elementi esaminati in 36 società): in media la loro componente cash è scesa da 2,3 milioni a 1,8 milioni nel periodo tra il 2011 e il 2013. La flessione è dovuta al taglio dei bonus (dimezzati).

LE CIFRE DEGLI ALTRI MANAGER. Per quanto riguarda il resto degli altri dirigenti, il rapporto mostra come in media nel 2013 i 280 a.d. delle 230 società coinvolte nello studio, hanno incassato in contanti 846 mila euro, tra stipendio e bonus. Tra il campione, 38 amministratori delegati hanno percepito in media 686 mila euro di parte equità (stock options ecc.).

In confronto al 2011 le cifre totali non hanno riportato grandi variazione, tranne nel caso dell’alta dirigenza delle banche, dove la componente cash scende da 1,4 a 966 mila euro, e quella stock, quando recepita, è dimezzata (da 765 mila a 385 mila euro).