I robot fanno bene al lavoro, le super aziende no

Si parla ormai da tempo del futuro dei robot nelle aziende e di quanto costeranno in termini di forza lavoro. Tra ottimisti e pessimisti, ci sono quelli che dicono che come ogni per ogni rivoluzione basta sapersi preparare per tempo ad affrontarla . Addirittura Bill Gates ha proposta una tassa sui robot per finanziare una sorta di reddito di cittadinanza per chi perderà il lavoro a causa dell'automazione. Peccato che il fondatore di Microsoft non abbia proposta una tassa identica per quelle grandi aziende, soprattutto del settore tech, che fanno altrettanto male al mondo dei lavoratori.

Perché sono le grandi aziende come Google, Amazon e Facebook - ma anche Walmart - a impoverire i lavoratori delle imprese più piccole. Lo dice uno studio del National Bureau of Economic Research , secondo cui le “superstar companies” a creare questi squilibri. Con l'ausilio degli economisti del Mit, di Harvard e dell’università di Zurigo, l'analisi dei dati finanziari di 676 aziende in sei settori diversi (manifatturiero, commercio al dettaglio, commercio all’ingrosso, servizi, finanza, trasporti) dimostra come la concentrazione nei diversi comparti sia aumentata negli ultimi anni. E al crescere delle concentrazioni corrisponde sempre una diminuzione del reddito dei dipendenti.

I giganti dell’economia, infatti, prosperano e dominano interi settori drenando risorse, ottenendo profitti miliardari, ma in fondo senza dare molto lavoro. Certo, i loro lavoratori sono strapagati e coccolati, ma il costo del lavoro non rappresenta un problema per loro. Lo diventa per i concorrenti più piccoli, che possono assumere sempre meno persone e con stipendi molto ridotti. «Sono aziende molto efficienti e sofisticate, che non usano così tanto lavoro per funzionare bene», dice uno degli studiosi, David Autor. Grazie alla tecnologia e al vantaggio competitivo, garantiscono prezzi sempre più bassi che rovinano la concorrenza. E riducono il reddito distribuito complessivamente ai lavoratori.