Giovani e laureati: sono queste le risorse su cui l’Italia deve puntare se si parla di imprenditorialità, risorse preziose perché posizionano il Belpaese al di sopra delle medie mondiali per quanto concerne l’atteggiamento favorevole e l’ottimismo nei confronti del lavoro autonomo e della sua evoluzione nei prossimi anni. Secondo quanto emerge dalla settima edizione del Report globale sull’imprenditorialità che Amway, azienda numero uno al mondo nel settore della vendita diretta, realizza in collaborazione con GfK e il dipartimento Strategy and Organization dell’Università Tecnica di Monaco, l’Italia mantiene un’attitudine molto positiva nei confronti del lavoro autonomo (72%), pur essendo inferiore alla media europea (74%) e mondiale (77%) ma con valori che superano l’atteggiamento registrato in altri Paesi europei come Germania (63%), Spagna (62%) e Portogallo (67%).

UNDER 35 SULLA CRESTA. Tali risultati sono ancor più incoraggianti se si guarda alle risposte degli under 35: l’attitudine dei giovani italiani nei confronti dell’imprenditorialità sale infatti all’85% (+13% rispetto alla media nazionale), ben al di sopra delle medie fatte registrare nel resto d’Europa (81%) e del mondo (82%). Confortante anche il trend rispetto allo scorso anno, che evidenzia una crescita nell’attitudine dei giovani di ben 5 punti percentuale (80% nel 2015). Gli under 35 italiani sono inoltre più favorevoli al lavoro autonomo di alcuni dei loro coetanei europei, in particolare rispetto a Francia (84%), Portogallo (78%), Spagna (74%) e Germania (71%), mentre vengono sorpassati dai giovani di Gran Bretagna (87%) e Norvegia (96%), Paese con la media più alta a livello mondiale.

Analizzando il potenziale imprenditoriale, ovvero l’effettiva capacità di immaginarsi di poter avviare un’attività in proprio, l’Italia registra il 41% di risposte positive, al di sopra della media europea (39%) ma leggermente al di sotto di quella mondiale (43%). Anche in questo caso dai giovani arrivano segnali che lasciano ben sperare: la potenzialità si alza infatti al 50% quando si parla di under 35, dato che si posiziona vicino a quello britannico (53%) e spagnolo (51%) e sopra a quello di Francia (47%), Portogallo (44%) e Germania (36%).

IL NODO FORMAZIONE. La formazione, in particolare, sembra avere un ruolo chiave nel percorso che porta all’attuazione delle proprie idee d’impresa: l’attitudine nei confronti del lavoro autonomo dei laureati italiani (84%) registra infatti valori più alti rispetto alla media europea (83%) e in linea con la media mondo (84%), ma è il loro potenziale imprenditoriale a spiccare su tutti: con un risultato che raggiunge quota 59%, i laureati italiani si immaginano di poter essere in grado di avviare un business in proprio molto più dei colleghi nel resto d’Europa (47%) e del mondo (49%). Inoltre, è significativo constatare il gap di potenzialità tra chi possiede o meno un titolo di studio universitario in Italia, pari a ben 20 punti percentuale (39%, la media dei non laureati). Se ne deduce che chi ha acquisito specifiche competenze grazie a un percorso formativo adeguato, si sente più sicuro nell’affrontare le sfide e i rischi che il fare impresa comporta.

Questa riflessione trova conferma anche nella propensione alla ricerca e acquisizione della clientela: i laureati si sentono molto più sicuri nei panni di chi deve trovare clienti in autonomia per la propria attività (79%), rispetto agli under 35 italiani (74%) e al restante della media nazionale (62%). Anche per quanto concerne l’evoluzione del lavoro autonomo, coloro che sono in possesso di un titolo di studio universitario sono in assoluto i più ottimisti: la metà di loro (50%) pensa infatti che fra 5 anni ci saranno più lavoratori autonomi, dato di molto superiore sia rispetto alla media dei giovani (39%) che a quella italiana in generale (37%).

SPIRITO IMPRENDITORIALE. Messaggi positivi su giovani e laureati arrivano anche dall’Amway Entrepreneurial Spirit Index (Aesi), il cui scopo è misurare su una scala da 0 a 100 il valore dello “spirito imprenditoriale” di un Paese, coniugando 3 aspetti comportamentali: desiderabilità per questo tipo percorso lavorativo, percezione della fattibilità in base alle proprie competenze e fermezzanella decisione di intraprendere un percorso imprenditoriale rispetto alle pressioni sociali. Con un AESI di 46 punti (-4 punti rispetto al 2015) l’Italia si posiziona sopra l’Europa (45) ma leggermente al di sotto dell’Aesi globale (50). Molto più netti invece i risultati registrati degliunder 35 italiani, con un AESI che sale a 57 (+11 rispetto alla media italiana) e addirittura a 64 nel caso dei laureati (+18). Dando uno sguardo alle singole variabili, si può evidenziare unadesiderabilità molto alta nei giovani (68%, vs 49% media Italia) e una convinzione di fattibilità decisamente superiore nei laureati (71%, vs 43% media Italia).

La fattibilità dei laureati italiani (71%) è la più alta in Europa, oltre che la quarta a livello mondiale, preceduta solo dalla fattibilità dei laureati di Sudafrica (87%), Vietnam (79%) e Cina (78%), un altro segnale che conferma quanto in Italia investire in percorsi formativi adeguati e nell’acquisizione di business skills fondamentali sia un fattore chiave per rafforzare la fiducia nelle proprie capacità imprenditoriali.

MOTIVAZIONI. Il rapporto Amway sull’imprenditorialità ha anche preso in esame quali siano le principalimotivazioni che spingono al fare impresa e che in Italia, tradizionalmente, vedono prevalere motivazioni di natura psicologica, come l’indipendenza dal datore di lavoro (43%) e il desiderio di autorealizzazione (36%), su quelle economiche, come la necessità di un reddito alternativo (21%). Per quanto riguarda under 35 e laureati, le prime due motivazioni si presentano allineate con la media nazionale, con percentuali più marcate per i laureati (Indipendenza: 44% under 35 vs 46% laureati; Autorealizzazione: 43% under 35 vs 46% laureati). Al terzo posto compare, invece, il tema della conciliabilità (19% per gli under 35 e ben 34% per i laureati), più importante in entrambi i casi di una prospettiva di secondo reddito e da cui si evince un desiderio di maggiore flessibilità in termini di tempo per poter meglio conciliare vita privata e professionale.

Andando infine ad analizzare la geografia dell’imprenditorialità in Italia, emerge come siano i giovani del Nord Est i più favorevoli al lavoro autonomo (92%, +8% rispetto al 2015), seguiti dai coetanei del Nord Ovest (84%, +6% rispetto al 2015), Sud (82%), Centro (78%) e Isole (75%, -5% rispetto al 2015). La mappa si ridisegna invece per quanto riguarda la potenzialità: sono i giovani delle Isole e del Centro a immaginarsi maggiormente imprenditori (55% Isole, 54% Centro) seguiti dai giovani del Sud (48%), del Nord Ovest (47%) e del Nord Est (42%).