Decisamente un gesto in controtendenza. Mentre in molte parti d’Europa crescono i partiti anti-immigrazione, i contadini elvetici scelgono una strada diversa attraverso una campagna lanciata dall’Unione Svizzera dei Contadini. L’associazione si è infatti offerta di assumere i rifugiati e i richiedenti asilo che intendano integrarsi nella Confederazione, offrendo un regolare stipendio per il lavoro nei campi. Niente schiavismo, o manodopera in nero: «Offriamo i salari previsti dai contratti di categoria, oltre alla possibilità di apprendere una delle quattro lingue nazionali praticate in Svizzera». Parola di contadini.

LO STIPENDIO. Le condizioni sono particolarmente allettanti, e lontanissime da quelle che gli immigrati – e, sempre più spesso, anche gli italiani – che lavorano in molti campi dell’Europa meridionale conoscono. Il minimo legale, offerto dall’associazione, è infatti pari a «2300 franchi il primo mese, 3200 a partire dal secondo». Tradotti in euro fanno circa 2000 euro il primo mese e 3000 per il secondo. Per quanto in Svizzera la vita costi un bel po’ più che in Italia, sono cifre particolarmente interessanti.

CI GUADAGNA ANCHE LO STATO. In Svizzera, la mancanza di manodopera nel settore agricolo è un problema importante, e l’immigrazione è da sempre considerata una soluzione valida al problema. Essendoci migliaia di rifugiati a spasso, che faticano a trovare lavoro dopo aver raggiunto la Confederazione, l’Unione ha dunque deciso di lanciare questa importante proposta. «Alcune di queste persone sono qui da almeno tre anni, ed essendoci penuria di personale, nel settore agricolo, mi sembra una buona idea quella di offrire loro un lavoro» ha dichiarato Etienne Piguet, professore politica migratoria all'Università di Neuchatel. «Si sgraverebbero i contribuenti dall'onere di mantenere un bel po' di gente». Lo Stato vedrebbe in effetti diminuire sensibilmente i costi visto che, per ogni rifugiato, verserebbe solo 200 euro al mese. Oggi ne sborsa il 90% in più. Insomma, un affare per tutti.