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Il test è di quelli facili ma che non lasciano scampo: avete più o meno 40 anni, una bella carriera alle spalle e un figlio in arrivo? Peccato: non riuscirete mai a fare bene il genitore e il capo. Perché siete ad alto rischio esaurimento. La minaccia proviene dall’Economist che definisce i 30-40enni di oggi una generazione “exhausted”: hanno conquistato il potere molto velocemente, spesso rinviando matrimonio e figli, ma quando capita il momento di pensare alla famiglia si trovano schiacciati da una doppia, pesantissima incombenza. I figli piccoli a casa e il ruolo da leader in azienda. Risultato: l’esaurimento. Con l’inevitabile e ormai classico dilemma: se non si riesce a fare insieme il padre e il “padrone”, quale ruolo sacrificare? Alcuni scendono a compromessi, altri prendono decisioni più drastiche, o sono costretti a farlo: il numero uno del colosso bancario Lloyds Banking Group, il 54enne Antonio Horta Osorio, ha dovuto lasciare la plancia di comando per tre mesi, ordine del medico. Diagnosi: troppo stress causato dall’incapacità di bilanciare la vita professionale – è a capo di 104 mila persone e gestisce oltre 240 miliardi di euro dei suoi 21 milioni di correntisti – con l’affetto per la moglie e i tre figli. Diciamolo: in una posizione così non è facile conservare gli interessi privati oltre a quelli del business. Ad altissimo rischio, secondo i ben informati, è Maryssa Mayer, 37 anni, nuovo a.d. di Yahoo: in soli due mesi dal suo arrivo è riuscita a mettere in cassa 7,6 miliardi di dollari vendendo il gruppo cinese Alibaba, una mossa che non era riuscita ai due precedenti ceo. E ha fatto tutto con il pancione. Ora è in maternità e in molti si chiedono se saprà tornare con la grinta e le energie di prima. Fosse per l’Economist la risposta sarebbe facile: no. Staremo a vedere. Stesso dubbio per gli altri giovani in carriera: Sergey Brin di Google ha 39 anni e Mark Zuckerberg di Facebook solo 28. Entrambi capacissimi di gestire migliaia di persone e budget da favola. Sarà un figlio a metterli in crisi? Il fatto è che i dirigenti delle grandi imprese oggi sono più giovani di un tempo. Secondo uno studio di Egon Zehnder International il 40% degli amministratori delegati dei Paesi occidentali sono sulla quarantina. «Non in Italia», puntualizza Paolo Veneziani, partner della società di executive search, «dove l’età dei numeri uno è in media più alta e quindi minore il rischio di esaurimento, perché i figli sono arrivati prima». Lasciare il lavoro per la famiglia? «Capita più di frequente fra il middle management, di rado ai vertici», assicura Veneziani, «e si tratta generalmente di giovani che per la carriera stanno sacrificando molto in termini di tempo ed energie. Penso per esempio al grosso costo che ha sull’equilibrio familiare l’essere in carriera in una multinazionale dove ogni tre o quattro anni bisogna cambiare Paese, con le inevitabili ripercussioni sui figli in età scolastica e sul partner che deve ricominciare da zero la costruzione di un cerchio di amicizie». Però prima di mollare ci si pensa: con la crisi che c’è, uno il lavoro se lo tiene ancora più stretto . Fatto sta che bilanciare affetti e professione rimane per molti una missione difficile, ma non impossibile. «Bisogna stabilire una linea di demarcazione: da lunedì a venerdì lavoro a Roma e il fine settimana ritorno in famiglia a Milano», ci racconta Luca Menegatti, 43 anni, chief technology officer per una delle più importanti aziende editoriali italiane, con due figli di sei e tre anni. «Cerco di esaurire tutto nella settimana e non trascinarmi il lavoro nel week end: quando torno a casa sono papà e marito full time». Insomma, staccare fa bene al lavoro e alla famiglia. È una vecchia regola ma vale sempre, per tutti, dal grande boss in giù.

«MA PAPÀ QUANDO TORNA?»
Che i genitori trascorrano sempre meno tempo con la famiglia lo dimostra oggi uno studio condotto dall’ufficio statistico del Dipartimento del lavoro americano, secondo il quale noi italiani siamo quarti al mondo per numero medio di ore lavorate all’anno. Va più nel dettaglio un’indagine di Regus, fornitore di spazi di lavoro e uffici flessibili: il 45% degli italiani lavora tra le nove e le undici ore al giorno e il 51% se lo porta pure a casa

Ognuno poi ha i suoi trucchi per tenere a bada ansie e frustrazioni, ma su un punto sono d’accordo in molti: condividere le difficoltà con i colleghi è il primo passo per superarle. «Bisogna parlare con le persone che ci stanno vicine, stemperando e facendo auto ironia sui problemi», dice per tutti Alessandro Della Strada, sales specialist in una grande impresa di information technology e padre di Nicole e Thomas, nove e quattro anni. «Poi in famiglia attenzione alla trappola della performance: trattare le relazioni affettive come obiettivi da portare a termine è il più grossolano degli errori».Insomma, alle prese con due grandi responsabilità, una a casa e l’altra in ufficio, i manager rischiano di perdere il giusto equilibrio. Perché è come avere due lavori che occupano tutto il tempo e non resta spazio per staccare. «Alla lunga questa condizione sfianca e riduce a zero la capacità di risposta di un manager e la sua abilità ad adattarsi e a reagire alle situazioni», dice a Business People il professor Giampaolo Perna. Con conseguenze disastrose per le performance individuali.

 

E quando si è al comando ne soffre tutta l’azienda. Per fortuna non è sempre così. È difficile, serve impegno, ma gestire casa e lavoro si può e si deve, soprattutto per chi ricopre posizioni di rilievo. «Servono organizzazione e priorità», spiega risoluta Barbara Donadon, lei che a 28 anni diventò mamma e a 35 a.d. di Altana, 185 dipendenti e un fatturato di oltre 100 milioni di euro nel settore dell’abbigliamento bimbi. E oggi, a 45 anni, è ancora al suo posto. «Cosa è più importante? Tutti e due, lavoro e famiglia. Mai mollare quando arrivano i figli: quelli poi crescono e fanno da soli, ma un nuovo impiego è difficile da trovare».Insomma, il segreto è fare le cose in parallelo. «E in questo i top manager sono forse avvantaggiati rispetto ad altri lavoratori», azzarda il mental coach Roberto Re, «perché professionalmente allenati a alle grandi responsabilità. Va in crisi per un figlio solo chi non ha mai avuto equilibrio, neppure prima, mentre chi ha sempre saputo dare il giusto peso a tutte le aree della propria vita ne avrà solo vantaggi: gioia e buonumore di una paternità si riflettono positivamente anche sul business». Facile? Non sempre. Aiuta molto avere una valida spalla. «Il successo di un uomo dipende al 50% dalla donna che gli sta a fianco», dice il presidente di Emporio Adv e membro del consiglio di presidenza nazionale dei Giovani di Confindustria, Enrico Accettola, 39 anni e una figlia di due e mezzo, Asia. «Bisogna prendere la famiglia non come una nuova azienda da gestire, ma al pari di una attività ludica: ho un’ora di tempo, invece del golf gioco con la bimba, siamo felici entrambi». E la felicità dura anche in ufficio il giorno dopo

SE IL CAPO DIVENTA GENITORE: RICONOSCERE LO STRESS PER EVITARLO

Insonnia, tensione fisica, irritabilità. Alzi la mano chi non ne ha mai sofferto, almeno una volta. Sono i sintomi classici dello stress cronico, e fra i casi da manuale c’è quello del manager in carriera, peggio ancora se già ai vertici, che crolla sotto il peso di una nuova responsabilità: i figli. «I sintomi sono come campanelli d’allarme, dicono che è arrivato il momento di darsi una regolata, perché se lo stress non viene gestito correttamente può avere conseguenze disastrose», afferma il primario di psichiatra presso Villa San Benedetto Menni a Como, Giampaolo Perna, docente all’università di Miami e di Maastricht. Come fare allora? Si può provare con alcuni semplici passi:

  1. CI VUOLE RITMO Scandire bene i tempi della propria giornata, non fare orari assurdi alla scrivania, non dimenticare qualche break, fare una bella pausa pranzo per mangiare lentamente e sano anche quando si è oberati di impegni.
  2. NON CI SONO PER NESSUNO Ritagliarsi uno spazio senza lavoro né famiglia. Bastano due ore a settimana. Per far cosa? Palestra, cinema, massaggi. Oppure semplicemente stare con se stessi, da soli
  3. MENS SANA IN CORPORE SANO Non lo si ripete mai abbastanza: trenta minuti di attività fisica, anche leggera, almeno tre volte alla settimana fanno bene a tutti, anche a chi non è stressato.
  4. UN INTEGRATORE PUÒ AIUTARE Sotto consiglio del medico, si potrebbe prendere un multivitaminico, in commercio ce ne sono parecchi, o provare con l’Omega 3 che è un protettivo.
  5. TAKE IT EASY Staccare e rilassarsi, anche solo per dieci minuti. Senza uscire dall’ufficio. Esistono tecniche facili da imparare ed eseguire ovunque. Poi si riparte di slancio.
  6. L’AMORE È LA KILLER APPLICATION Il rapporto col partner e con i figli è fondamentale, trovare equilibrio e soddisfazione nella vita affettiva genera una luce interiore che si riverbera anche sugli affari.