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Galateo per manager: i consigli di Samuele Briatore

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Venerdì, 20 Dicembre 2019

I CONSIGLI DI SAMUELE BRIATORE, PRESIDENTE DELL’ACCADEMIA ITALIANA DEL GALATEO, AUTORE DE LE REGOLE DELLE BUONE MANIERE

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Quando sono nati i corsi per imprenditori e cosa li ha resi necessari?
L’Accademia è nata una decina d’anni fa, come conseguenza del fatto che in Italia c’era stato un boom di corsi che, in realtà, insegnavano il galateo della tavola, cioè come apparecchiare, il dress code perfetto, ecc… Il nostro obiettivo era ribaltare un’idea sbagliata, totalmente estetica di quelle che, vale la pena ricordarlo, si chiamano buone maniere e non belle maniere.

Quando siamo diventati consapevoli dell’importanza di queste norme?
La svolta è arrivata dopo gli anni 90, quando si è capito che gli Stati Uniti non erano l’unico interlocutore economico. Tutti gli imprenditori, fino agli anni Duemila, erano considerati virtuosi se riuscivano a vendere in America. Poi, però, hanno visto che i mercati in cui si registrava una crescita esplosiva erano altri, come Cina, Giappone, Russia e Sudafrica, e hanno dovuto modificare la loro strategia. 

Qualche aneddoto di contratti saltati per ignoranza di alcune norme fondamentali?
Mi viene in mente il caso di un grosso produttore di latticini, andato in Cina per firmare un contratto di vendita. Era molto raffreddato e ha cominciato a soffiarsi il naso, cosa reputata gravissima, andando avanti per tutta la riunione: la trattativa è andata davvero male. Un altro caso che ho seguito è quello di un procacciatore d’affari volato in Turchia per vendere pacchetti crociere. Premessa: nel mondo arabo, mostrare la suola della scarpa è qualcosa di molto maleducato. Quindi, tenere le gambe incrociate e mostrare le suole è gravissimo, tanto più se lo si fa durante una trattativa di alto livello, solo che il venditore non lo sapeva. Dall’altra parte del tavolo c’era una persona molto rigida che, evidentemente infastidita, ha mandato all’aria la trattativa, ritenendo che l’italiano non potesse offrire nulla di lussuoso.

Le norme più difficili da insegnare?
Molti risponderebbero indicando quelle dell’Estremo Oriente, ma io credo che siano quelle iraniane le più complesse in assoluto, anche perché sono riassunte in vari libri e sono legate alla religione. Ad esempio, le cose ti vengono offerte tre volte: la prima devi dire di no, la seconda pure, solo la terza puoi accettarle. Detto così sembra un rituale ozioso ma, se ci pensiamo, serve a non far perdere la faccia a chi si trova a dover offrire qualcosa a un ospite senza averne i mezzi. Al primo rifiuto di quest’ultimo, potrà lasciar perdere. È un modo raffinato di rispettare le possibilità di quella persona. L’Iran è un mondo molto complesso: ha un cerimoniale stringente e dettagliato, che spesso non viene preso in considerazione.

Parlate di galatei, al plurale. Qual è il galateo più faticoso da apprendere?
È quello che non è riassunto in regole ma è un’attitudine. I miei corsi sono incentrati prevalentemente su questo, perché per imparare a tenere una forchetta o a sbucciare una mela, ci sono libri e tutorial. A me interessa fare ragionamenti un po’ più complessi. Insegno a relativizzare tutto. L’esempio che faccio sempre è quello del barista: spesso le persone dicono che baristi e camerieri sono maleducati, ma chi si lamenta di come si comporta con loro? A questa obiezione, rispondono che loro pagano. Ma allora dovrebbero aspettarsi che il notaio lustri loro le scarpe, visto che lo pagano profumatamente, ma non è così, perché hanno una gerarchia di lavori secondo la quale alcuni sono più nobili di altri. Sradicare questa concezione è durissima. Insegnare la sensibilità, far capire che le buone maniere non sono un insieme di regole ma un atteggiamento costante di cura e rispetto verso l’altro, questa è la cosa più difficile.

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