Incredibile, ma vero, gli italiani sognano la vita da freelance. I numeri li dà la Banca Mondiale, segnalando una forza lavoro autonoma da record nel nostro Paese (24,7%), contro una percentuale molto bassa nel Regno Unito (15,2%), Francia (11,5%) e Germania (11%). Merito o colpa dell'aumento delle attività a progetto in particolare nelle industrie culturali e dei media, in campo ingegneristico e delle costruzioni.

«Il mercato dei freelance può considerarsi ciclico», afferma Marco Nestasio, manager di Hays It Services in Italia. «Durante gli anni di boom economico i lavoratori preferiscono proporsi come freelance, mentre nei momenti di maggiore contrazione, i giovani si impegnano nella ricerca di un posto fisso. Il discorso cambia leggermente nel settore IT dove, negli ultimi anni, le aziende sembrano non aver conosciuto crisi». In futuro, invece, secondo Hays It si prevede sempre più un equilibrio tra il volume di lavoratori a tempo indeterminato e di quelli a progetto: i primi si occuperanno strategicamente delle attività di core business dell’azienda, i secondi svolgeranno prevalentemente attività di servizio.

Insomma, se per decenni abbiamo sognato il posto fisso, ora ci piace anche il lavoro "in libertà". Mentre le aziende gioiscono della possibilità di utilizzare lavoratori già formati e sono quando ne hanno realmente bisogno. Autonomia e flessibilità sono le caratteristiche più apprezzate dai lavoratori, tanto che costituirebbero motivo di invidia da parte dei lavoratori dipendenti. Malattia e ferie pagate, insomma, valgono meno del tempo libero?