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Una vulnerabilità positiva

Una vulnerabilità positiva Torna a Fiducia risultati migliori in azienda
Martedì, 15 Novembre 2022
Il punto di vista di Massimo Magni, professore di Organizzazione aziendale
Massimo Magni-professore Organizzazione aziendale

Professor Magni, come definirebbe la fiducia e perché è così importante in un’azienda?
Fiducia significa il riconoscimento della credibilità altrui ed è un concetto fondamentale. Fidarsi di una persona significa rendersi vulnerabile. Si tratta di una vulnerabilità molto preziosa all’interno dell’impresa, perché implica lasciare all’altra persona spazio per esprimersi e ascoltare. Per esempio, se mi fido di un collaboratore per un determinato progetto o compito, vuole dire che io non devo spendere energie per il controllo e che posso impiegare queste energie in attività più importanti, come dare supporto o creare una visione. Questo vale sia fra pari, ma anche fra leader e propri collaboratori. Permette di creare le condizioni per lo sviluppo del potenziale di ciascuno. Le statistiche parlano chiaro. In situazioni in cui c’è un clima di fiducia all’interno dell’organizzazione, si rileva una diminuzione dello stress del 74% e un aumento di energia e produttività rispettivamente del 70% e del 50%.

Ma come si crea un clima di questo tipo?
Distinguerei fra fiducia basata sul compito e una fiducia di carattere interpersonale. La seconda è una fiducia più avanzata, per cui io mi fido della persona in quanto tale. La fiducia basata sul compito è il mattoncino iniziale per costruire una fiducia che può diventare sempre più ampia e consolidata fino a trasformarsi in fiducia interpersonale. Se dovessimo trasformarlo in uno schema, si parte dall’accountability per sviluppare la fiducia sul compito. Il secondo passo è la recognition, ossia il riconoscimento da parte del leader del lavoro altrui e questo è ancora più importante se viene fatto pubblicamente, perché potenzia la fiducia conquistata. Il terzo aspetto fondamentale è mostrare la propria vulnerabilità. Saper chiedere aiuto sui propri punti di debolezza non è un aspetto da demonizzare, al contrario. È una rappresentazione di forza e costruzione di fiducia.

Secondo il professore Ranjay Gulati la fiducia è sempre molto fragile. Quali sono i principali fattori che la indeboliscono?
Il primo è la percezione di essere trattati ingiustamente, soprattutto rispetto agli altri. Non c’è una vera e propria rottura, è più un’erosione della qualità della relazione. Un altro fattore è la mancanza di empatia, aggravata, negli ultimi tre anni, dalla pandemia da Covid19 che ha diminuito le possibilità di scambi umani.

Il Covid e la crisi economica hanno rappresentato un test per molte aziende. Che ruolo ha avuto la fiducia in un contesto così problematico?
Penso a due elementi. Per prima cosa, le aziende che avevano un clima di fiducia elevato hanno corso un rischio, ma sono riuscite a uscirne. Al contrario, quelle che non erano riuscite a costruire un clima di fiducia adatto, hanno attraversato momenti molto critici. La fiducia ha rappresentato un vero e proprio collante. Un secondo aspetto da considerare oltre a quello che io definisco trust bank , ossia “riserva di fiducia”, è stato anche dare importanza alle relazioni umane in un momento in cui era particolarmente difficile coltivarle e non concentrarsi solo sul task come fatto da tanti, soprattutto nella prima fase della pandemia. Hanno capito che il tempo di relazione era fondamentale. E questo non significava un meeting one-to-one di lavoro, significava chiamarle e chiedere come stessero, se avessero dei problemi. La cura della dinamica relazionale è stata fondamentale.

Come si coniuga in modo virtuoso costruzione della fiducia ed esercizio della leadership?
Vedo tre aspetti fondamentali: ascolto, sviluppo di un clima di apprendimento e feedback. Questo è quello che deve possedere un leader per sviluppare fiducia. Ascoltare gli altri in modo che questi possano sentirsi riconosciuti. Creare un clima di apprendimento, in modo che la squadra possa fidarsi nel chiedere aiuto e chiedere aiuto è qualcosa che va nella direzione del benessere collettivo e non di quello individuale. E poi il feedback, ossia dare alle persone l’opportunità di crescere e qui si torna a quello di cui parlavamo prima, quindi della fiducia come elemento per sviluppare il potenziale di ciascuno.

Può farci un esempio di come operare di fronte a un calo della fiducia in azienda?
Certo, posso fare l’esempio di un team che lavorava benissimo in modalità pre-Covid. Con la modalità da remoto la fiducia ha iniziato a sgretolarsi perché il team aveva esigenze diverse. C’erano persone che avevano una completa integrazione fra vita privata e vita personale, altre che anche in remoto rispettavano gli orari d’ufficio, altri ancora che preferivano avere più flessibilità. Da remoto hanno iniziato a pensare che gli altri fossero in una condizione migliore per operare. Visto che queste persone non potevano interagire direttamente, la fiducia ha iniziato a venire meno. In questi casi, la soluzione migliore è fare riunire il gruppo, farlo parlare e farlo tornare ai fondamentali, focalizzandosi su quale sia l’obiettivo, quali le potenziali esigenze di ognuno.

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