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Mettere su famiglia in Italia non è certo una cosa semplice. Tralasciando il problema economico legato al precariato, occuparsi dei figli conciliando gli impegni da ufficio è spesso un’impresa. Anche perché a questi due impegni si lega spesso una lista davvero lunga che comprende, tra l’altro, visite mediche, riunioni scolastiche e spesa. Impegni che, secondo l’Istat, sono per lo più svolti dalla donna (vedi news). In attesa che si arrivi a un equilibrio tra i partner nel lavoro familiare, la Conferenza sulla Famiglia in programma a Milano cerca di trovare una compromesso tra impegni di lavoro e famiglia.
Nel corso della seconda giornata si è sottolineata l’esigenza di un patto tra istituzioni, la creazione di una governance territoriale che dia sostegno alla famiglia con servizi come asili nido aziendali, banche del tempo, telelavoro e flessibilità negli orari d’ufficio. “Queste iniziative sono lasciate al contratto delle singole aziende o ad alcune esperienze territoriali” spiega Francesco Tomasone dell’Osservatorio nazionale sulla famiglia. Sulle pagine del Corriere della Sera Tomasone spiega che al di là del congedo parentale, della agevolazioni con chi ha parenti con gravi handicap e del decreto che incentiva l’occupazione femminile (198 del 2006), “in Italia non esiste legislazione a tutela del rispetto dei tempi di lavoro e famiglia”. Nel corso dell’incontro Famiglia & Lavoro è emerso che il costo per costruire un asilo nido aziendale o attivare politiche di flessibilità conviene all’azienda. Con misure simili, afferma Mariangela Franch, professore di Economia all’università di Trento, “si riducono le assenze, si contiene il turnover, si evitano sostituzioni per malattia e si motivano i dipendenti che in questo modo sono più affezionati all’azienda”.

Da quoziente familiare a fattore famiglia
Nel corso della Conferenza milanese ha trovato molti consensi l’ipotesi di un cambiamento dello strumento fiscale per sostenere la famiglia: un passaggio dall’attuale 'quoziente familiare’ di modello francese al 'fattore famiglia’ di ispirazione tedesca che introduce una no-tax area. “Il 'fattore familiare’ - ha spiegato Pierpaolo Donati, sociologo e direttore dell'Osservatorio nazionale della famiglia - si basa sul principio di sussidiarietà alla tedesca. Non si tolgono le risorse alla famiglia e si tassa solo il reddito che è al di sopra del livello minino di vita decente”. Mentre il 'quoziente familiare’ alla francese è un sistema di redistribuzione del reddito sulla base dei componenti e delle condizioni di salute. Il 'fattore famiglia’ costerà 16 miliardi di euro, più o meno come il 'quoziente familiare’, ma ha il vantaggio di poter essere introdotto gradualmente.

Il bollino blu in televisione
Oggi, nell’ultimo giorni di Conferenza che si chiuderà con l’intervento del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi si è parlato anche dell’introduzione di un 'bollino blu’ per indicare il programma tv 'family friendly'. L'idea è del gruppo che si è occupato di media e famiglia e che ha preso in esame i diversi contenuti dei prodotti multimediali a disposizione dei bambini e dei ragazzi. Sottolineando la scarsa offerta educativa in tv per la famiglia (soprattutto quella generalista), gli esperti propongono di 'certificare’ i programmi raccomandabili. Un' iniziativa che potrebbe essere monitorata da un osservatorio permanente che si occuperebbe non solo di tv ma anche di internet, videogiochi e cellulari.