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“L’Esposizione universale di Milano porterà 100 mila posti di lavoro”. Che la stima, fatta a gran voce dopo la conquista da parte del capoluogo lombardo dell’organizzazione della manifestazione del 2015, fosse un po’ troppo ottimistica, non vi erano molti dubbi. Oggi, a soli dieci mesi dall’avvio di Expo 2015, i numeri sui posti di lavoro creati in vista della kermesse appaiono tremendamente modesti. A dirlo i dati dell’Osservatorio sul mercato del lavoro della Provincia di Milano. Secondo le rilevazioni, che si basano su quanto dichiarato dalle aziende, che hanno l’obbligo di indicare se l’assunzione del lavoratore si riferisce ad attività finalizzata alla realizzazione di Expo 2015, al momento i contratti relativi alla manifestazione hanno riguardato 3.442 lavoratori e 1.519 imprese. Non solo, così come ha spiegato Graziano Gorla, segretario generale a Milano della Cgil, neanche le previsioni appaiono entusiasmanti: «Alla fine arriveremo a 9 mila assunzioni, a cui si deve aggiungere una crescita dell’indotto che si aggira intorno alle 3 mila assunzioni».

A preoccupare anche il profilo dei lavoratori che le aziende cercano, prevalentemente personale a bassa specializzazione quali manovali, camerieri, carpentieri, telefonisti dei call center, magazzinieri, parrucchieri, aiuti cuoco. Al primo posto dei settori più attivi sul mercato del lavoro in funzione Expo c’è, infatti, quello della ristorazione e dell’alberghiero (15%), seguito dal turismo (14%) e dal commercio (12%). L’edilizia è al quarto (10%).