Sorprendono i dati sulle nuove assunzioni nei primi due mesi dell’anno. In base ai dati diffusi dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, i nuovi contratti a tempo indeterminato tra gennaio e febbraio del 2015 sono stati pari a 303 mila, 79 mila in più rispetto allo scorso anno (+35%); un dato legato esclusivamente agli incentivi previsti dalla legge di stabilità (come la decontribuzione per tre anni sui contratti stabili stipulati nel 2015) mentre non risentono ancora delle norme sul contratto a tutele crescenti contenute nella delega Jobs act, che sono entrate in vigore a marzo.

“I dati del ministero del Lavoro (…) non sono numeri, sono storie di vita concreta”, ha commentato il premier Matteo Renzi. “E i ragazzi che finalmente firmano un contratto a tempo indeterminato possono accendere un mutuo, avere certezze personali, mettere in cantiere una famiglia. Per me è solo l'inizio, ma ci tenevo a condividerlo anche su questa bacheca. Ci hanno detto di tutto in questi mesi, ci hanno accusato di voler rendere la nostra generazione per sempre precaria. È vero esattamente il contrario: stiamo dando diritti a chi non ne ha mai avuti. Che bella l'Italia che riparte, avanti tutta”. Il commento, postato su Facebook e Twitter dal premier, è stato subissato da critiche; e quelli che si sono complimentati con Renzi, sono stati riempiti di critiche. C’è una parte d’Italia (migliore o peggiore, lo lasciamo decidere ai lettori) a cui, questo nuovo tipo di contratti, non piace.