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C’ è del verde nel futuro dell’occupazione in Italia: sono 250 mila i nuovi posti di lavoro che la green economy potrebbe creare nei prossimi dieci anni. Le stime sono balleri­ne, ma tutte al positivo: se oggi abbiamo 100 mila green collar, nel 2020 potrebbero raddop­piare, secondo Ires Italia, una delle principali orga­nizzazioni per la promozione delle fonti energetiche nuove e rinnovabili. Più ottimistiche le conclusioni di uno studio dello Iefe, Università Bocconi: saranno ad­dirittura 250 mila. La maggior parte di loro, 100 mila, lavorerà nelle bio energie, altri 80 mila nell’eolico e 50 mila nel solare. Senza contare le professioni non diret­tamente collegate alla produzione di energia rinnovabi­le: l’agricoltura biologica, ad esempio, o gli esperti nel trat­tamento dei rifiuti o i carbon manager che aiutano a ri­durre i consumi energetici e le emissioni di gas ad effetto serra. «Nuovi mestieri che avranno effetti molto positivi in termini occupazionali», spiega Emilio Luongo, responsabile della divisione green economy di Gi Group, mostrandoci il nuovo “borsino” dei green jobs, ovvero le posizioni più cercate. Che aumentano anche perché la bocciatura del nucleare all’ultimo referendum ha fatto salire le quotazioni degli esperti green: dall’avvocato ambientale al certificatore energetico e al bioarchitetto. Insomma, dopo la battuta d’arresto del 2010 per il blocco degli incentivi alle rinnovabili del decreto Romani, la green economy è ripartita e torna a cercare personale, soprattutto grazie al decreto correttivo che ha introdotto quest’anno il quarto conto energia e dato nuovo impulso allo sviluppo del settore. Le maggiori opportunità sono nelle energie rinnovabili, nella gestione dei rifiuti, delle bonifiche e dei materiali. In testa, installatori di impianti fotovoltaici e solari termici, energy e mobility manager, chiamati per ottimizzare gli spostamenti dei dipendenti. Ma servono anche profili più tecnici capaci di progettare e gestire gli impianti. Sempre costanti, invece, le richieste di figure dell’area normativa, esperti di leggi e regolamenti sull’energia da fonti rinnovabili e i certificatori energetici. «L’ambito della green economy, con molteplici settori di attività quali biomasse, bioagricoltura e rinnovabili, in Italia è ancora giovane», continua Luongo «e influenzato dalla normativa e, in particolare, dagli incentivi che sono spesso il propulsore principale per l’espansione delle assunzioni, ma determinano una domanda oscillante.
Per uno sviluppo organico sarebbe necessario che la green economy diventasse una scelta politica e strategica condivisa, come avviene già in altre nazioni europee, per consentire di integrare il sistema economico, sociale, formativo, energetico e politico in un’ottica di pieno sviluppo».

I numeri della Green economy, il verde fa bene al Pil

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Le occupazioni più richieste e innovative sono quelle del designer di parchi eolici e fotovoltaici o del tecnico di biomasse. Ma la richiesta cresce anche per altri settori e si cercano informatici green, esperti di riciclo e tecnici dell’agroalimentare bio

NON SOLO ENERGIE RINNOVABILI
Le occupazioni più gettonate ed innovative sono quella del designer del parco eolico o dei sistemi fotovoltaici, dell’installatore di turbine eoliche o del tecnico degli impianti di biomasse, tutte legate alla produzione di energia rinnovabile. Ma anche in settori apparentemente estranei al fenomeno ci sarà richiesta di green jobs: l’informatica, per esempio, che ha bisogno di software per comandare le reti intelligenti che ridistribuiscono il surplus di elettricità in tempo reale (smart grid) e per dare un prezzo ai kilowatt sul mercato elettrico, in base alle oscillazioni della domanda. Anche il riciclo è un enorme bacino di posti di lavoro, la pianificazione urbana è in crescita, e tra i mestieri del futuro ci saranno nuovi esperti del settore agroalimentare, «dove la produzione biologica in forte aumento », dice a Business People Paolo Carnemolla, presidente degli agricoltori biologici e biodinamici (Federbio), «sta creando imprenditoria giovanile e richiede figure interdisciplinari capaci di gestire lo sviluppo sinergico tra agricoltura, industria alimentare, turismo sostenibile e tutela del paesaggio». Chi sono? «Professionisti con una buona conoscenza dei processi e dei prodotti», conclude Carnemolla, «ma anche competenti in materia di legislazione, marketing, comunicazione e progettazione integrata».

Le professioni "green" più richieste del 2011

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Le aziende cercano profili molto tecnici, anche quando si tratta di quadri e dirigenti, e offrono retribuzioni sui 45 mila euro per i profili junior e fino a oltre i 100 mila per i senior

I CANDIDATI MIGLIORI
Chi vuole entrare nei nuovi settori dell’economia verde deve però essere molto flessibile, altrimenti rischia di giocarsi il posto: non bisogna rifiutare gli spostamenti in aree geografiche con pochi servizi perché lì si trovano le maggiori opportunità. E vale la pena muoversi anche se le condizioni economiche non sembrano ripagare il trasferimento. Nel curriculum del perfetto candidato non devono mancare competenze specifiche, di natura tecnica e normativa, e bisogna fare attenzione alla corrispondenza tra professione e relativo job title, perché come capita spesso con le nuove pro­fessioni, i titoli possono cambiare, soprattutto da Paese a Paese. «Le aziende cercano profili molto tecnici, anche quando si tratta di quadri e dirigenti», ci spiega Raphael Fleischer, direttore della filiale Italiana di Experteer, il sito dedicato alla carriera dei top manager, «e offrono una re­tribuzione che si aggira sui 45 mila euro per i profili ju­nior fino a oltre i 100 mila per quelli senior». E siccome le chances sono legate a competenze specifiche, il consiglio è di investire in percorsi di formazione: lo strumento mi­gliore, dice l’istituto per lo sviluppo della formazione pro­fessionale dei lavoratori (Isfol) è il master. Sono 300 quel­li attivi oggi in Italia – erano appena 60 nel 1999 – ai qua­li bisogna aggiungere i 2 mila corsi che ogni anno vengo­no promossi da circa 500 fra enti pubblici e privati. Lo sti­pendio arriva a 100 mila euro.

OGGI SERVE IL GREEN EVENT MANAGER
Al meeting aziendale ci sono le monoporzioni? Non è green. E tutti i dirigenti sono arrivati in macchina? Non va bene. A sistemare le cose, per la sostenibilità ambientale degli eventi, c’è il green event manager, nuova figura professionale, nata nel settore della comunicazione e sempre più richiesta (dice Andrea Vernengo, amministratore delegato di Gvst Event Management) dalle aziende che organizzano eventi. Cosa serve per organizzare un eco-meeting? «Ad esempio pensare alla mobilità, fattore tra i più inquinanti che incide sino all’80% sull’impatto complessivo di un evento». Meglio privilegiare gli spostamenti di gruppo, con mezzi ecologici o il car-pooling. Da tenere d’occhio anche lo spreco di plastica e carta e per la segnaletica interna meglio schermi digitali.