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Riportare il tasso di disoccupazione ai livelli pre-crisi è «impossibile. A fare questa pessimistica previsione è il Cnel nel Rapporto sul mercato del lavoro.

Per tornare al 7% del 2008, servirebbero infatti due milioni di nuovi posti da qui al 2020: un'ipotesi «irrealizzabile» anche guardando agli ultimi dati Istat che segnano al 12,3% il tasso di senza lavoro ad agosto con record per quanto riguarda i giovani: 44,2% i senza lavoro tra i 15 e i 24 anni. Il dato più alto dal 1977 quando cominciarono le serie storiche.

UNO SU TRE. «Nella definizione più ampia il tasso di disoccupazione è giunto a superare il 30% nel 2013, senza peraltro mostrare segnali di rallentamento nella prima parte del 2014», sottolinea il Cnel inserendo nel calcolo anche inattivi disponibili e ai disoccupati parziali, «i progressi per il mercato del lavoro italiano -non potranno che essere molto graduali. Il sistema potrebbe iniziare a beneficiare di un contesto congiunturale meno sfavorevole non prima dell'inizio del 2015». Nella migliore delle ipotesi ovviamente.

Una smentita - almeno previsionale - per Matteo Renzi che ha pronosticato il ritorno della disoccupazione al di sotto del 10% entro il 2018 grazie alla riforma del lavoro.

STIPENDI IN RETROMARCIA. Chi un lavoro ce l'ha deve stare attento al proprio potere d'acquisto: «Si è registrato un andamento abbastanza peculiare, con un significativo incremento nelle prime fasi della crisi e una caduta altrettanto marcata negli anni successivi, che ne ha riportato il valore sul livello della metà degli anni Duemila».

Una retromarcia di un decennio che, guardando all'intera "massa salariale", viene quantificato in un -6,7% tra il 2009 e il 2013.