Marina Calderone

Marina Calderone

Ridurre dell’8% il costo del lavoro per dare respiro alle imprese, permettere nuove assunzioni e restituire potere d’acquisto alle famiglie, stimolando i consumi. Sono le proposte avanzate da Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del lavoro. Si tratta di un insieme di misure che costerebbero nel complesso circa 12,5 miliardi di euro: «Una cifra impegnativa», spiega, «ma che può essere comunque reperita nel bilancio dello Stato, almeno se c’è la buona volontà di farlo».

In che modo si possono trovare i soldi?
Il primo passo consiste in una revisione delle tariffe dell’Inail, che garantirebbe un risparmio annuo per le imprese di circa 800 milioni di euro. Poi, la nostra proposta prevede l’utilizzo di una parte delle disponibilità che oggi sono in capo al fondo di tesoreria del Tfr (un particolare fondo dell’Inps in cui confluiscono i soldi destinati alla liquidazione da quei dipendenti che, nelle aziende con più di 50 addetti, scelgono di non aderire alla previdenza integrativa, ndr ). Infine, altre risorse possono arrivare dalla lotta all’evasione e dal taglio della spesa pubblica.

Saranno sufficienti?
Ogni anno, la lotta all’economia sommersa porta nelle casse dello Stato circa 12 miliardi di euro. Basterebbe utilizzare il 50% di questa somma, cioè 6 miliardi di euro, per avere a disposizione un ingente serbatoio di risorse. Inoltre, proponiamo di tagliare alcune voci superflue nel bilancio dello Stato, per un totale di 1,7 miliardi di euro. Si tratta di una cifra che, considerata la mole consistente degli sprechi pubblici, non è affatto irraggiungibile.

Quali benefici avrebbero le aziende e i lavoratori?
L’obiettivo è ridurre di otto punti percentuali il carico fiscale e contributivo, distribuendone equamente i benefici tra le imprese e i loro dipendenti, con un abbassamento del costo del lavoro e un contemporaneo aumento delle buste paga. La nostra proposta prevede di concentrare queste misure sulle retribuzioni inferiori a 40 mila euro. Complessivamente, i lavoratori coinvolti sarebbero ben 13 milioni in tutto.

Da anni si parla di riduzione del cuneo fiscale, ma nessuno adotta misure veramente incisive. Perché, adesso, dovremmo sperare in una svolta positiva?
Non so se si tratta soltanto di proclami di facciata ma oggi, più che mai, c’è una netta convergenza su questo tema. I sindacati, le associazioni imprenditoriali e il governo hanno tutti messo la riduzione del costo del lavoro tra le priorità della loro agenda. Purtroppo, non abbiamo scelta: o si agisce immediatamente in questa direzione, oppure i giovani italiani avranno davvero un futuro incerto.

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