Da noi un’ora di lavoro costa 28,2 euro: più di Spagna, ma meno di Francia

Che la manodopera non costi ovunque allo stesso modo è risaputo. Altrimenti non si spiegherebbe fino in fondo perché molte aziende preferiscono produrre in determinati Paesi. Ora, però, arrivano anche le cifre esatte. A rivelarle è l’Eurostat, che ha calcolato il costo di un’ora di lavoro nell’eurozona. L’Italia si colloca all’incirca a metà classifica: con 28,2 euro l’ora, raggiunge un costo orario medio del lavoro elevato, ma ancora al di sotto della media continentale, pari a 30,3 euro. Ci sono, infatti, molti Stati che fanno registrare numeri ben più alti. A partire dalla Danimarca che, con 42,5 euro, conquista la medaglia d’oro. Seguono il Belgio (39,6), il Lussemburgo (37,6), la Svezia (36,5) e la Francia (36). Nord e Benelux, dunque, sono le zone in cui il lavoro costa di più. Bene anche la Germania, dove un’ora di lavoro costa 34,10 euro.

I Paesi dove un’ora di lavoro costa meno

Arriva poi il turno dell’Italia, che negli ultimi anni è migliorata molto, circa lo 0,8% all’anno. Infatti, dai 22,4 euro del 2004 è passata ai 25,2 del 2008, poi ai 27,7 del 2012, fino ad arrivare ai 28, 2 euro del 2017. Bene, dunque, ma non benissimo. Sicuramente va peggio nei Paesi dell’Est e Baltici: è qui, infatti, che si registrano i costi più bassi per un’ora di lavoro, a partire dalla Bulgaria (4,9 euro l’ora), seguita da Romania (6,3), Lituania (8), Lettonia (8,1), Ungheria (9,1) e Polonia (9,4). Tuttavia, sono stati proprio i Baltici ad avere gli aumenti maggiori con la Lituania (+9%), l’Estonia (+7,4%) e la Lettonia (7%). Per quanto riguarda i costi non salariali, l’Italia è quarta: nel nostro Paese, infatti, essi pesano per il 27,5%, meno che in Francia (32,8%), Svezia (31,1%) e Lituania (28,3%), ma comunque sopra la media dell’eurozona del 25,9% e della media Ue del 24%.