Meryl Streep-Miranda Priestly, il boss "non molto umano" de Il Diavolo Veste Prada

Che cosa fa un buon capo? L'umanità, innanzitutto. E poi il riconoscimento della meritocrazia. Ma non basta. The Boston Consulting Group ha intervistato 2 mila lavoratori in tutto il mondo per capire come sarebbe il boss dei loro sogni. Ci sono infatti dei capi che fanno fuggire i talenti, mentre altri che possono aiutarli a trovarsi subito a proprio agio per esprimere al massimo il potenziale di ciascuno (ecco come riconoscerli secondo Paolo Gallo, capo delle risorse umane al World Economic Forum). Sofia Cortesi, finance director di Hays, società di ricerca e selezione del personale specializzata nel middle e top management, fornisce a D Repubblica alcuni consigli ai manager per migliorare le proprie doti di leadership.
1. Stare ai vertici aziendali non significa essere esonerati dalle critiche. Al contrario, la mossa migliore del capo “perfetto” è quella di sollecitare commenti sul suo lavoro. Chiedere un feedback oggettivo e onesto ai colleghi, mettersi in discussione per capire se c’è qualcosa che non va. Non è un atteggiamento facile da mettere in pratica, ma può dare risultati stupefacenti per conoscere i propri punti di forza e migliorare le debolezze. L’errore da non commettere? Incutere timore e costringere gli altri ad annuire o a dare solo commenti positivi.

2. Il capo non è autorizzato a esplodere nei momenti di tensione. Mantenere la calma è fondamentale, soprattutto quando si occupa una posizione di rilievo all’interno di un’azienda. Perdere la lucidità può portare a decisioni affrettate e poco vantaggiose. Il bravo boss è in grado di riconoscere le situazioni che provocano maggiore ansia e tensione, imparando a gestirle al meglio per non alimentare, a cascata, demotivazione e nervosismo nel contesto di lavoro.

3. Salutare tutti (o almeno i collaboratori con cui si lavora a stretto contatto) ogni mattina dovrebbe essere un appuntamento fisso. Come fermarsi alla macchinetta del caffè. E se si avverte un malessere in qualcuno di loro, non è affatto invadente chiederne le motivazioni, con delicatezza. Anzi, un capo che empatizza con chi sta attraversando un momento difficile è molto apprezzato. Spesso chi è alla guida di un team, mantiene un atteggiamento distaccato e tende a concentrarsi esclusivamente sui risultati e sugli obiettivi da raggiungere adottando uno stile manageriale impersonale che tende a prevaricare i propri collaboratori. Si tratta di un comportamento controproducente che alimenta un clima pesante e poco produttivo.

4. Ci sono delle frasi che andrebbero bandite dal vocabolario di un capo ideale. Secondo una ricerca del sito americano di business e innovazione Inc.com, tra queste spiccano “non ho tempo”: dovrebbe essere pronunciata il meno possibile perché denota scarsa organizzazione.
Ma anche “abbiamo sempre fatto così” sarebbe da evitare: denota un atteggiamento immobile e poco costruttivo, tipico di un boss troppo concentrato su se stesso.

5. I grandi leader motivano ogni giorno le persone con cui lavorano ad alzare sempre l’asticella con nuove, piccole e grandi, sfide lavorative che, a costo di correre qualche rischio, vanno aldilà degli obiettivi standard. Per i dipendenti, questo significa uscire dalla zona di comfort, mentre per il capo vuol dire spingere i membri del suo team verso il successo.