I 10 temi da tenere d'occhio per guidare un posto di lavoro all'avanguardia

Gli uffici di Google a Zurigo

Come cambiano i luoghi di lavoro? Se lo è chiesta Sodexo che monitora costantemente le tendenze che caratterizzano gli ambienti di lavoro e il loro impatto su collaboratori e sui clienti. L'assunto rimane sempre quello fondamentale: la qualità della vita sul luogo di lavoro contribuisce al successo delle organizzazioni. Ecco dunque i trend da tenere d'occhio nel cambiamento dei luoghi di lavoro nel 2017, riassunti nel report Global Workplace Trends 2017  (vai al rapporto completo ).

Come cambiano i luoghi di lavoro: la risposta di Sodexo

Per capire come cambiano i luoghi di lavoro, Sodexo ha studiato i trend globali e selezionato con l'aiuto di 50 esperti, i 10 trend da monitorare per guidare un luogo di lavoro stimolante e moderno.

1) Un'organizzazione agile

Le organizzazioni sono alla ricerca del Sacro Graal dell’agilità — velocità e stabilità — con l’obiettivo ultimo di rispondere a condizioni sempre nuove, rendendo più agili anche i propri collaboratori attraverso l’utilizzo di discipline come la consapevolezza.

In un recente studio Accenture, su 277 aziende, quelle con il più alto livello sia di stabilità dei fondamenti strutturali sia di velocità, avevano il 436% di probabilità in più di raggiungere performance finanziarie molto sopra la media, rispetto a quelle cui entrambe queste caratteristiche mancano. Le organizzazioni faranno propria questa evidenza più che mai, consentendo alle persone una maggiore libertà e responsabilità di elaborare le proprie sfide, così da avere un’impennata di innovazione e creatività. La pratica della consapevolezza, da un lato, sarà fondamentale per affrontare la sfida dell’agilità. Piuttosto che limitarsi a parlarne, le imprese tradurranno le loro parole in azioni per accedere al potenziale degli esseri umani – la cui conoscenza rimane per larga parte non sfruttata.

2) La crescita di luoghi di lavoro trasversali

Le nuove interazioni date dagli spazi collaborativi portano il coworking  a un nuovo livello, con le organizzazioni che non solo rendono condivisibili spazi e risorse, ma strutturano intenzionalmente le interazioni fra ambiti diversi in modo che queste incoraggino il problem-solving, così da combinare le forze per affrontare problematiche globali.Per i datori di lavoro non è sufficiente creare le condizioni per un’interazione casuale e sperare che l’innovazione si verifichi spontaneamente. Devono promuovere mentalità e competenze che rendono proficua l’impollinazione incrociata, come la curiosità verso idee nuove provenienti da altre persone, la capacità di ascolto per coglierle dall’esterno, il pensiero laterale per dilettarsi con queste idee e la convinzione che chiunque possa essere vettore di innovazione.

3) Collaboratori senza confini

La delocalizzazione su vasta scala dei lavoratori, sia nei mercati emergenti che in quelli consolidati, sta portando nuove opportunità di dimostrare una leadership inclusiva attraverso la valutazione dei bisogni di competenze, la disponibilità, i benefici legati alla posizione e l’effettiva integrazione culturale.

Le aziende che compiono sforzi effettivi per promuovere un senso di appartenenza e una cultura di inclusione fra i propri dipendenti, saranno meglio preparate per colmare la carenza di talenti e agevolare la facilità di spostamento tra diversi Paesi e luoghi di lavoro di personale leale e coinvolto. Nei prossimi anni, le aziende che hanno già una cultura in cui diversità e inclusione sono profondamente radicate saranno più idonee a muoversi per aiutare la propria comunità e, di conseguenza, i loro Paesi, assumendo e integrando migranti.

4) Le nuove generazioni della robotica

I robot sono presenti da anni negli ambienti di lavoro e i progressi compiuti nel campo dell’Intelligenza Artificiale hanno portato a un loro utilizzo sempre maggiore per mansioni prima svolte dall’uomo. L’ultimo tema in discussione è quello di comprendere il successo dei robot, in particolare quando collaborano con gli uomini nello svolgimento di lavori prettamente umani.

Le organizzazioni affronteranno la sfida rappresentata dall’automazione, l’Intelligenza Artificiale  e la robotica nei confronti dei lavoratori, aiutando i propri collaboratori umani ad accettare i colleghi robot. Le aziende trarranno beneficio dal valutare attentamente l’adozione e l’uso della tecnologia sul luogo di lavoro. Al posto di drastici tagli del personale, le aziende si occuperanno di formare e far crescere le proprie persone – riqualificandole ove opportuno – per aiutare i lavoratori ad assumere nuovi e differenti ruoli.

5) Apprendimento intergenerazionale

Dal momento che le persone vivono e lavorano più a lungo, i lavoratori costringono le imprese a riflettere diversamente sul tradizionale modello gerarchico di apprendimento. I lavoratori di tutte le generazioni possono insegnare agli altri le proprie esperienze, guidando una nuova cultura dello sviluppo personale.

Entro il 2030 è previsto un aumento della percentuale di persone con un’età superiore ai 60 anni, dal 12,3% del 2015 al 16,5%. L’agilità intergenerazionale costituisce un elemento fondamentale delle proposta di valore per un lavoratore e le imprese più competitive si focalizzeranno maggiormente sullo sviluppare e gestire con successo una forza lavoro multigenerazionale. Le organizzazioni vedranno in breve tempo i benefici dell’apprendimento intergenerazionale, tra cui una maggiore efficienza, maggiore produttività e una posizione più competitiva.

6) Il personal branding va al lavoro

Il personal branding sta vivendo una nuova vita e viene preso sempre in maggiore considerazione: infatti i datori di lavoro cercano di comprendere i potenziali rischi e il livello di influenza che il personal branding dei propri collaboratori può esercitare sull’azienda.

Considerate questo: i messaggi sul brand sono condivisi 24 volte più spesso se a diffonderli sono i lavoratori piuttosto che l’azienda. Non dovrebbe quindi stupirci la crescita di aziende con programmi di sostegno per l’attività social dei propri dipendenti, programmi di ascolto social e piani di sviluppo professionale che includono istruzioni e modelli di governance su come i dipendenti possono migliorare il proprio brand personale, supportando al contempo gli obiettivi aziendali.

7) Ridefinire l'esperienza sul luogo di lavoro

Dall’ambiente fisico alle tecnologie sino alle considerazioni sullo spazio virtuale e i vari servizi disponibili, il modo in cui i lavoratori percepiscono l’ambiente di lavoro che li circonda è fondamentale per ottenere la felicità dei propri collaboratori.

Nell’indagine Global Human Capital Trends di Deloitte del 2016, il 79% dei dirigenti valuta il design thinking come un elemento importante o molto importante. Vedremo un’implementazione effettiva del design thinking con ambienti progettati sulla persona che esaminano da vicino le esperienze dei collaboratori e dove ogni aspetto è studiato avendo in mente il lavoratore. Questo renderà più labili i confini tra lavoro, divertimento e vita quotidiana. Inoltre porterà alla ribalta salute e benessere quali basi per la progettazione dei luoghi di lavoro, capaci di contribuire in generale alla nostra felicità e al nostro star bene.

8) L'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile

L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile (SDGs) chiede alle organizzazioni di collaborare tra di loro e con le autorità governative per realizzare una visione comune. Il modo in cui le imprese interpretano e adattano queste strategie influenzerà non solo il progresso nel raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile, ma soddisferà anche i bisogni di una forza lavoro affamata di cambiamenti positivi.

A seguito di una positiva integrazione tra bilancio sostenibile e bilancio finanziario, molte aziende si uniranno alle fila di colossi come Unilever, che ai report finanziari trimestrali ha preferito lo sviluppo di strategie di sostenibilità sul lungo termine. Queste organizzazioni creative, impegnate e con una grande visibilità quando si parla di sviluppo sostenibile, così come di innovazione e tecnologia, avranno molto successo negli anni che porteranno al 2030. La loro sarà una cultura basata sulla soddisfazione e la collaborazione sul luogo di lavoro, utile per porre le basi per un domani migliore.

9) Sbloccare il potenziale del talento dei millennials

Perché abbiamo bisogno di comprendere al meglio i Millennials? Saper cogliere l’insieme di competenze uniche che la Generazione Y e i loro fratelli più giovani, la Generazione Z, apportano al tavolo del lavoro, ci consente di guardare al futuro del mondo del lavoro.I millennials rappresentano ora la più larga fetta del mercato del lavoro – 32%, un numero che potrà solo crescere nel prossimo decennio — infatti si stima che entro il 2025 costituiranno il 75% della forza lavoro mondiale . Quando nel 2014 i millennials e la Generazione Z sono stati intervistati in 10 mercati globali, entrambe le generazioni hanno scelto la copertura sanitaria quale benefit più importante. In uno studio successivo, svolto a settembre del 2016, la loro priorità è diventata la flessibilità sul lavoro. E attualmente solo il 34% delle aziende la offre. Questo deve necessariamente cambiare: le grandi imprese offriranno ai millennials la stessa libertà, flessibilità e mobilità che questi ambiscono dalle start up – fornendo inoltre una più rapida formazione manageriale. I datori di lavoro consentiranno ai millennials di mettere in pratica il loro spirito imprenditoriale, dentro e fuori dall’azienda, e non li scoraggeranno dal prendere l’iniziativa su nuovi progetti o nello svolgere una seconda attività. Questo li renderà più intraprendenti (positivo per l’azienda) e darà un maggiore senso di libertà (positivo per il collaboratore).

10) Benessere 3.0

Bisogna superare il concetto per cui i programmi benessere sul luogo di lavoro servono per prevenire o rallentare l’insorgere di disturbi della salute. Oggi questi sono visti come dei potenti catalizzatori per il benessere dei lavoratori, delle loro famiglie e più in generale della comunità.

Le organizzazioni compiranno un passo ulteriore sforzandosi di rendere i luoghi di lavoro delle “destinazioni” sane per i propri dipendenti – adattando sia il lavoro che l’ambiente di lavoro affinché entrambi siano realmente utili al miglioramento del benessere e di tutte le dimensioni della Qualità della Vita. Queste sono le tipologie di ambiente più cercate e anche richieste dai lavoratori, che hanno compreso come il lavoro possa e debba contribuire al loro benessere, piuttosto che minarlo. I datori di lavoro accoglieranno questo nuovo approccio al benessere sviluppando programmi olistici, personalizzati e focalizzati sul lavoratore, che guardano al benessere di quest’ultimo come a un reale vantaggio. Troveranno inoltre il modo di spostare le risorse, già limitate, verso soluzioni che migliorino la salute e prevengano l’insorgere di malattie.