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Una classe dirigente italiana ‘vecchia’, abbondantemente sopra la media europea, ma non nel privato dove i manager italiani evidenziano un’età anagrafica in linea con quella dei loro colleghi europei. È il quadro tracciato dall’ultimo rapporto di Manageritalia che evidenzia come nel privato l’età media dei nostri dirigenti sia di 48 anni (45 quella dell’Europa a 15), ben al di sotto dei vertici di politica, economia e pubblica a amministrazione la cui età media, secondo Coldiretti, si attesta a 59 anni.
Età media 48,6 anni, 49 per gli uomini e 46 per le donne; la regione con manager più giovani è la Calabria (46,9 anni), seguita da Lombardia (47,8%), Lazio (48,5), Piemonte (48,8) e Veneto (49,1), in fondo troviamo la Valle d’Aosta (51,1) e la Sardegna (51,3). La bassa età in alcune zone del Sud, secondo Manageritalia, è vista più come un difetto che un pregio: i dirigenti sono quasi assenti al Sud, dove ci sono spazi solo nelle sedi locali di grandi aziende che lontano dai centri di comando sono appannaggio di giovani manager o in alcune aziende medio-piccole dove tra i manager sono presenti in alcuni casi anche familiari dell’imprenditore.
In generale non vi è comunque un problema anagrafico e di immobilismo per la classe dirigente del settore privato; “certo – aggiunge Guido Carella, presidente Manageritalia – possiamo e dobbiamo favorire anche qui il ringiovanimento dei ranghi, ma soprattutto aumentando la penetrazione dei dirigenti nelle aziende e nell’economia (sono solo lo 0,9% dei lavoratori dipendenti in Italia, contro il 3% di Francia e Germania)”. Oggi abbiamo solo 123 mila dirigenti in 32.000 aziende è quindi più un problema di numero che di età. Per favorire un aumento del numero di dirigenti all’interno delle aziende, in particolare nelle Pmi italiane, Manageritalia e Federmanager hanno appena avviato un confronto con il ministero del Lavoro (leggi di più).