Tutto – pare – sia cominciato proprio da Steve Jobs. Stando infatti alla ricostruzione di Bloomberg , il guru della Apple sarebbe stato il primo a dissuadere il co-fondatore di Google Sergey Brin dal rubare i suoi migliori dipendenti. Da qui, l’idea di stringere una tregua segreta, detta anche no–poaching, che impegnerebbe ciascuno dei big della Silicon Valley a non proporre allettanti stipendi o promozioni alle menti più brillanti, già assunte dalle società competitor. Una sorta di “patto di non aggressione” che vedrebbe coinvolti aziende come Google, Apple, Adobe, Intel e Pixar ma non Facebook. Tuttavia l’alleanza ha i giorni contati: 64 mila lavoratori hanno denunciato l’accaduto e, con una class action, hanno portato in tribunale i giganti dell’hi tech mondiale.
La prima udienza è fissata per il 24 maggio e il risarcimento richiesto sarebbe di 3 miliardi di dollari, che potrebbero diventare 9 miliardi se venissero applicate le regole dell’Antitrust. Ergo, tutti coloro che hanno fatto ricorso otterrebbero 140 mila dollari in più. Probabile, dunque, che le parti si accordino per un patteggiamento.