Si può parlare di qualità, di globalizzazione, di marketing, ma se il vertice di un’azienda non è in grado di attrarre e tenersi stretti i dipendenti migliori, non c’è strategia che tenga. Le risorse umane sono la linfa vitale di qualsiasi impresa e dalla loro passione un’impresa normale può diventare un’impresa di successo. La motivazione viene data troppo spesso per scontata, sacrificata in un grigio contratto di assunzione: un certo numero di ore, una certa remunerazione, ferie, buoni pasto, cellulare, auto, viaggi e altri bonus. Ciò che si rischia di dimenticare, soprattutto adesso, è che una persona trascorre la maggior parte della propria vita lavorando e proprio per questo se un’azienda non vuole che vada via, deve alimentare il suo entusiasmo con soluzioni e idee sempre attuali. Cosa può fare un dirigente? Hanno risposto dieci top manager di società italiane e straniere di grande successo: quelle del comparto moda con una forte componente di lavoro manuale e artigianale (Fratelli Rossetti, Piquadro, Morellato, Cucinelli), un gigante dell’energia (General Electric), una società di media (Publitalia), una tecnologica (Cisco), il gruppo dei giochi da record (Sisal), e uno che invece realizza componenti per l’edilizia (Mapei).Business People li ha messi a confronto chiedendo loro di individuare la soluzione ideale per motivare i dipendenti. C’è chi invita a mettere da parte il pudore e cominciare a parlare più chiaramente di soldi, chi suggerisce di fare una cena aziendale in meno e di infilare 80 euro in più in busta paga, chi invece sostiene che solo calibrando remunerazione e benefit sulle persone, tutte diverse e con esigenze diverse, si possono davvero far felici i dipendenti. Per ravvivare la vita aziendale alcuni investono molto tempo in formazione e in attività “benefiche” e c’è anche chi, come nel caso di Cucinelli, con i profitti aziendali, ristruttura un intero centro medioevale in Umbria (Solomeo). Ecco le loro storie e la loro esperienza.