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E due. Per la seconda volta, dopo lo sciopero generale del 31 ottobre 2013, i bancari tornano a incrociare le braccia. La data prescelta è il 30 gennaio, e le manifestazioni, organizzate a Roma, Milano, Palermo e Ravenna, coinvolgeranno tutte e otto le sigle sindacali: Fabi, Fiba Cisl, Fisac Cgil, Uilca, Dircredito, Ugl Credito, Sinfub e Unisin.

Pomo della discordia, oggi come allora, il Contratto Collettivo Nazionale del lavoro: se nel 2013, i bancari si erano mobilitati in seguito alla sua disdetta unilaterale, oggi a dividere sindacati e Associazione delle Banche Italiane - Abi sono il mancato accordo sui termini del rinnovo e la decisione di Abi di disapplicare il Contratto a partire da aprile 2015.

DIRITTI IN PERICOLO. «Scioperiamo e manifestiamo contro un'inconcepibile chiusura, intellettuale e politica, delle banche rispetto ai diritti dei lavoratori, in difesa dell'occupazione e per ottenere nuove assunzioni destinate ai giovani», aggiunge Lando Sileoni, segretario della Fabi.

«Scioperiamo e manifestiamo per recuperare quegli aumenti economici legati all'inflazione, per avere un contratto collettivo a tutela dell'intera categoria, contro la volontà politica delle banche di sostituire la nostra contrattazione nazionale con i contratti aziendali e di gruppo. Scioperiamo e manifestiamo per un nuovo modello di banca che difenda l'occupazione, aumenti i ricavi, garantisca famiglie e imprese tutelando la qualità della vita e la professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori bancari».

LE RICHIESTE. Nel dettaglio, tra le richieste dei sindacati c’è il mantenimento degli attuali posti di lavoro, il recupero dell’inflazione e il blocco della retribuzione dei top manager, che non deve più superare di 20 volte quella di un dipendente.

Dal canto suo, Abi vorrebbe invece eliminare quegli automatismi che determinano aumenti non più sostenibili, oggigiorno, per le banche, e al contempo dare vita a un contratto nazionale più leggero, che demandi maggiormente alla contrattazione di secondo livello.

Per raggiungere quest’ultimo obiettivo, Abi si è detta disponibile a riconoscere, in cambio, un recupero triennale dell’inflazione pari all’1,85%, contro il 6,05% calcolato dai sindacati. Netto il rifiuto dei sindacati che hanno interrotto le trattative, preferendo scendere in piazza al grido di “#sonobancario al servizio del Paese".