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Riprenderà oggi pomeriggio al Mise la trattativa tra sindacati e Alitalia dopo lo sciopero che ha portato alla cancellazione del 60% d dei voi nazionali e internazionali. Uno stop pesante per i passeggeri e per la trattativa che deve arrivare a una conclusione entro il 13 aprile per dare il via libera alla ristrutturazione finanziaria dei soci. La situazione è delicata, ma i sindacati hanno pensato bene di appesantire la situazione con uno sciopero mentre si torna a parlare di di cassa integrazione a zero ore, ammortizzatori sociali garantiti dallo Stato e dal Fondo di solidarietà (pagato con i 3 euro di addebito che pesano sui passeggeri in partenza dagli scali italiani) e incentivi volontari. Insomma, saremo ancora noi a pagare per Alitalia.

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Ancor più scioccante è stato quello che è avvenuto ieri a Milano, con lo sciopero dei mezzi pubblici Atm in pieno Salone del Mobile, con migliaia di stranieri abbandonati in città. Una figuraccia a livello planetario, proprio mentre il settore pubblico prova ad accreditarsi all'estero come alternativa attrattiva ed efficiente alla Londra post-Brexit. Lo stop degli autoferrotranvieri potrebbe potenzialmente avere un impatto disastroso, che va ben oltre i disagi di una mattinata senza mezzi pubblici.

Ma forse la protesta più incredibile è quella che è in corso allo stabilimento Coca Cola di Nogara (Verona). In seguito allo spostamento di 14 addetti alla logistica a 20 km di distanza, sono iniziate le proteste e cinque operai sono saliti sul tetto. Sono arrivati manifestanti di altre sigle e la situazione si è resa così calda da spingere l'azienda - già nel caos per la recente puntata di Report con tanto di lite via Twitter con i giornalisti della Rai - a fermare la produzione per la prima volta in oltre 40 anni. Gli ordini saranno rispettati dagli altri stabilimenti, a pagare saranno solo gli operai stessi e tutto l'indotto. Mentre parte la cassa integrazione, è intervenuto persino l'ambasciatore Usa. E c'è ancora chi si chiede come mai la ripresa non parte in Italia.