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La scorsa settimana un nuovo capitolo del crac Parmalat, una delle più grandi truffe finanziarie della storia che è ricaduta anche su decine di migliaia di risparmiatori. Il pm del processo in corso al tribunale di Milano ha richiesto confische per 120 milioni a quattro banche coinvolte (leggi). In attesa che il giudice si esprima sulla richiesta (si parla di marzo) il Corriere della Sera prova a scommettere su dove andrebbero a finire i soldi della confisca. “Potrebbe venire naturale pensare agli ex creditori del re del latte Uht, Calisto Tanzi. Ma non è così” si sottolinea sulle pagine del quotidiano. Oltre il 96% dei 32mila risparmiatori che si sono costituiti parte civile nel processo hanno già siglato un accordo con queste banche ottenendo circa il 30% di quanto investito. “E dunque non possono pretendere legalmente più nulla. Peraltro proprio nel processo milanese la Parmalat di Enrico Bondi non è accreditata come parte civile. E dunque? I soldi finirebbero, come negli altri casi di confisca, nel fondo del ministero della Giustizia (dove peraltro generalmente i soldi rimangono a lungo inutilizzati)”.