Gianni Petrucci © GettyImages

Gianni Petrucci

Appena ha messo piede a Roma ha detto una cosa che tutti i presidenti di Serie A pensano e affermano da anni. Serve un nuovo stadio, “all’inglese”, che permetta di sfruttare al massimo le possibilità che il business del pallone può dare. Apriti cielo! Le parole del primo vero candidato, reale, per l’acquisto dell’As Roma. Thomas DiBenedetto, sono state subito criticate dal presidente del Coni, Gianni Petrucci. “Non è ancora presidente della Roma e la prima cosa che ha fatto è stata quella di attaccare lo stadio dove Roma e Lazio ci chiedono di giocare, devono rispettare la storia di questo impianto. Se questa è la sua partenza, da parte nostra non può esserci entusiasmo. Non è certo partito col piede giusto".
Per carità, la nostra immagine va difesa a spada tratta ed è anche vero che tutto sommato l’Olimpico di Roma – che nel 2009 ha ospitato la finale di Champions League Barcellona-Manchester United – non è da buttare via. Ma forse a un imprenditore, perlopiù straniero, pronto a credere realmente in un investimento per risanare una società in perdita (il prossimo bilancio chiuderà a -37 milioni) e tenuta in piedi da una banca, bisognerebbe dire “grazie” e non “è partito col piede sbagliato”. In fondo cos’ha detto di tanto sbagliato DiBenedetto? Ha fatto una critica oggettiva a uno stadio italiano, critica ripresa da più parti quando l’Italia ha fissato l’obiettivo (poi sfumato) degli Europei di calcio 2012. Quella di Petrucci, ammettiamolo, non è stata certo una bella accoglienza nei confronti di chi si appresta a essere il primo soggetto straniero a controllare una società di Serie A. E speriamo che questi primi attacchi dal mondo del calcio italiano non facciano perdere la passione all’italo-statunitense, passione ormai persa da diversi imprenditori italiani.