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Stop anche in Francia per UberPop. E stavolta non è un giudice a bloccare l'app che permette a tutti di trasformarsi in autisti, bensì una decisione degli stessi dirigenti dell'azienda dopo le proteste degli scorsi giorni e a poco più di un meese dalla sentenza del Consiglio costituzionale, prevista per settembre, che potrebbe porre la parola fine alla scalata del gruppo californiano. «Sospendiamo il servizio in modo preventivo perché vogliamo tutelare la sicurezza dei nostri autisti», ha spiegato a Le Monde Thibault Simphal, uno dei massimi dirigenti di Uber dopo le violenze dei tassisti di inizio settimana.

Dopo l'Italia - sentenza del 26 maggio scorso del Tribunale di Milano - Germania, Spagna, Olanda e Belgio, arriva dunque una nuova grana per l'impresa californiana i cui capi erano stati fermati dalla polizia transalpina nei giorni scorsi. E i problemi sono anche in casa, dove un giudice a chiesto alla startup di assumere tutti gli autisti. Tra accuse di concorrenza sleale, dubbi sulla reale utilità per il mondo del lavoro della sharing economy e polemiche ribadite, ora Uber rischia seriamente di implodere perché è UberPop - più del servizio professionale Uber Black - ad aver accelerato la diffusione e la crescita dell'azienda.