© Ryan Nagelmann

Snapchat e Skype non proteggono la privacy dei loro utenti, WhatsApp, Messenger (della galassia Facebook) e i servizi Apple (iMessage e Facetime) invece sì. Sono i risultati un po' a sorpresa di un report di Amnesty International dedicato alla riservatezza delle comunicazioni tramite i servizi di messaggistica più celebri. Tra le undici aziende esaminate dall'organizzazione per la difesa dei diritti le boccia quasi tutte. In una scala da zero a 100, ultima si piazza la cinese Tencent con un punteggio praticamente nullo. Pessimi risultati anche per Blackberry (20 punti) e Snapchat (26), criticato anche perché amatissimo dai giovani «più inclini a condividere fotografie e informazioni personali attraverso strumenti più a rischio», dice Sherif Elsayed-Ali, direttore del programma Tecnologia e diritti umani di Amnesty International.

La crittografia end-to-end di default è assente anche su Skype (Microsoft), così come su Hangouts e Allo di Google (ma qui è possibile attivarla). Benché, dunque, nessun sistema sia assolutamente sicuro come dimostrano i tanti casi degli ultimi anni, Amnesty premia Facebook (73 punti) per aver attivato di default il sistema di WhatsApp (come hanno fatto Line e Viber) e per averlo reso facilmente disponibile - anche se in una versione light - su Messenger nella modalità "conversazione segreta". Non distante Apple, con 67 punti su 100: sia iMessage che Facetime usano la crittografia end-to-end. Ma la Mela «dovrebbe fare di più per informare gli utenti che i loro messaggi via sms sono meno sicuri di quelli inviati tramite iMessage e dovrebbe adottare un protocollo di crittografia più aperto per consentire complete verifiche indipendenti», si legge nel rapporto citato da Repubblica .