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In tempo di crisi le code davanti ai negozi Apple si possono giustificare solo prendendo atto che lo smartphone è diventato un oggetto estremamente “personale”, che non solo fa parte della nostra vita ma che addirittura ne custodisce buona parte. Non dovrebbe sorprendere quindi che a livello mondiale saranno oltre un miliardo gli smartphone venduti solo quest’anno.
L’intero comparto industriale è costantemente alla ricerca di elementi tecnici e di design in grado di alimentare questo mercato, continuando a stimolare la domanda dei consumatori. Gli elementi a disposizione sono diversi, ma tutti tendono verso un obiettivo unico: la differenziazione. In quanto dispositivi personali, gli smartphone devono rispondere prontamente ai desideri e alle necessità di chi li utilizza. La scelta del prodotto giusto passa, dunque, da uno schema di opzioni molto ampio. L’ampiezza dei display, ad esempio, rappresenta un criterio di valutazione particolarmente determinante. Analogamente lo sono altre funzionalità tecniche come la risoluzione delle fotocamere o le prestazioni del processore. Di sicuro lo è il budget di spesa. Sempre di più, infatti, i consumatori puntano ad acquistare prodotti con un buon rapporto tra prezzo e prestazioni. Un trend ampiamente confermato dall’ascesa dei brand cinesi come Huawei, che hanno fatto di questo elemento un vero e proprio mantra commerciale. Tuttavia anche la componente emotiva non va sottovalutata. Il design e lo status sono altrettanto rilevanti. Apple fa scuola, ma al tempo stesso molte altre aziende stanno puntando a catalizzare l’attenzione degli utenti con oggetti dal design originale e innovativo.

ANCORA PIÙ GRANDI. La maturità del mercato è piuttosto evidente. Basta passare in rassegna la vetrina di un qualsiasi negozio specializzato per rendersi conto di quanti prodotti e quante variabili ci siano nella scelta di uno smartphone. Un trend però non sarà sfuggito neppure ai più distratti: le dimensioni dello schermo sono cresciute in modo esponenziale. Fino a tre anni fa la misura dominante era quella dei 3,5 pollici e fino allo scorso settembre l’iPhone arrivava solo a 4. Ora invece il 44% dei dispositivi venduti ha un display che misura più di 5 pollici. Secondo le stime di Canalys, infatti, la richiesta di smartphone con schermi extra-large sta crescendo in modo consistente, rafforzando il segmento dei phablet che ormai vale il 12% del totale. Ma il dato più interessante lo fornisce Idc che stima per l’anno prossimo 318 milioni di phablet venduti, contro 233 milioni di tablet. Nel 2018 questi prodotti ibridi varranno il 32,2% del mercato.
È chiaro ormai che questa tipologia di prodotti sta andando a erodere quote di mercato nel settore delle tavolette. Sempre più utenti desiderano un solo dispositivo per fare tutto e i phablet sembrano essere la risposta ideale. Non solo, ma all’aumento della dimensione degli schermi corrisponde una progressiva riduzione di ingombri e spessori, quindi già oggi il volume di un telefono di 6 pollici, corrisponde a quello un 5 pollici di circa un anno e mezzo fa.

OLTRE IL FULL HD. Il successo dei phablet è accompagnato da un’altra tendenza tecnologica, quella dei display super definiti. Il numero dei pixel di riferimento è attualmente 1920x1080, ovvero lo standard del Full HD, ma l’industria ha già proposto sul mercato modelli con risoluzioni superiori. Il passaggio successivo è, infatti, rappresentato da quello che viene definito Quad HD e che corrisponde a un totale di 2560 x 1440 pixel, quindi quattro volte i parametri della vecchia “alta definizione”. I modelli in commercio con questo così elevato numero di pixel sono pochi al momento e tutti si riferiscono a smartphone con display dai 5,5 pollici in su. La spiegazione tecnologica è evidente, più gli schermi diventano grandi, maggiore è la necessità di pixel per offrire un’esperienza visiva senza compromessi. In questo caso però non sono i consumatori ad aver avanzato tale necessità, piuttosto è l’industria che per differenziare i prodotti ha introdotto questa nuova caratteristica. D’altra parte tutta l’elettronica di consumo si sta progressivamente spostando verso il 4K, quindi anche gli smartphone si stanno dirigendo verso questa strada, che porterà i display dei cellulari ad avere presto oltre 12 milioni di pixel (4096x3072). Una cifra assolutamente inutile.

POTENZE DI CALCOLO COME UN PC. Gli smartphone sono, soprattutto in alcuni Paesi del mondo, il primo (e unico) strumento di digitalizzazione, al posto dei pc. Il principio non è sbagliato. Non dovrebbe sorprendere quindi constatare che questi prodotti siano concepiti come veri e propri personal computer, anche dal punto di vista tecnologico. Qui l’elemento centrale è dunque il processore. La tendenza del mercato è quella di alimentare gli smartphone di ultima generazione con Cpu sempre più potenti. Da poco sono in circolazione modelli che montano addirittura chip octa-core, ovvero con ben otto nuclei di calcolo. Le prestazioni di questi processori sono equivalenti alle potenze dei computer di qualche anno fa, ma ora disponibili in palmo di mano. I benefici per i consumatori sono diversi: l’utilizzo dello smartphone diventa più fluido, migliora il multitasking, la navigazione sul Web è più veloce e l’esperienza di gioco ha una maggiore qualità. Detto questo, bisogna ammettere tuttavia che la crescita dei “core” nei processori (si parla già di 12 core) è solo una questione di marketing, un po’ come il numero di megapixel nelle fotocamere. Per ottenere gli stessi risultati basterebbe, infatti, ottimizzare i software e le architetture interne dei cellulari, con evidenti benefici anche sui consumi delle batterie.

VERSO LE RETI DI QUARTA GENERAZIONE. I dubbi su alcune innovazioni e tendenze nel settore della telefonia mobile non riguardano invece il trend dell’Lte. In questo caso non solo si tratta di un’evoluzione inevitabile, ma anche essenziale. Il passaggio alla nuova tecnologia di rete risponde, infatti, alla fondamentale richiesta del mercato di una connessione a banda larga più rapida e robusta. D’altra parte è già successo che gli standard di rete si succedessero in modo progressivo. Dal Gsm partito in Italia nel 1992, siamo poi passati all’Umts nel 2004 e oggi ancora gran parte del traffico di rete viaggia sulle successive implementazioni di questo protocollo. Molti degli smartphone in circolazione sono però già totalmente compatibili con la nuova rete mobile 4G e quindi con lo standard Lte che assicura velocità di download fino a 326,4 Mb/s e upload 86,4 Mb/s. Detto in altri termini, questa tecnologia consente a più persone di collegarsi alla rete contemporaneamente, navigando a velocità maggiori. L’acquisto di un cellulare compatibile con il 4G è quindi una scelta obbligata per coloro che vogliono fare un investimento sul medio periodo. La copertura in Italia dell’Lte è in via di completamento, con differenze tra operatori. Tim e Vodafone dichiarano di aver raggiunto il 72% della popolazione, indietro sono invece H3G e Wind, rispettivamente con il 35% e 25%.

Low cost, ma belli 

MODELLI DEMOCRATICI. Nell’elenco dei trend inesorabili del mercato bisogna annoverare quello che più di altri va nella direzione dei consumatori: la democratizzazione dei prezzi. Lo smartphone è ora sempre più accessibile anche da fasce di utenti con budget contenuti. La gamma dei prodotti low cost non solo si è ampiamente allargata, ma oggi con meno di 200 euro di spesa si acquistano prodotti di buona qualità. Non si tratta solo di una risposta concreta alle richieste dei mercati emergenti, ma anche alle tasche dei consumatori continentali. Secondo uno studio di Gfk, il prezzo medio degli smartphone a livello globale è oggi di 211 euro. Su questo terreno lo scontro tra le aziende sembra particolarmente vivace, almeno a giudicare dai numerosi annunci di prodotti a basso costo come l’Android One di Google o il Fire Phone di Amazon. D’altra parte, considerando la quantità di smartphone venduti nel mondo, secondo Idc il 51% ha un prezzo inferiore ai 200 dollari. Se poi si considera che entro il 2017 il 57% degli smartphone sarà venduto nei Paesi in via di sviluppo, contro il 30% del 2013, risulta evidente dove si consumerà la prossima battaglia.

PAROLA D’ORDINE: VIS-À-VIS. Le leve del marketing non possono però affidarsi alla tendenza dei prezzi sempre più bassi, dove i margini per le aziende sono esigui. Meglio puntare su argomenti in grado di spingere i consumi verso prodotti di maggior valore. Tra le categorie con maggiore appeal, i guru del mercato hanno fatto emergere quella dedicata ai selfie. La forzatura è evidente, visto che tutti i cellulari possono fare autoscatti. Tuttavia cavalcando l’onda sociale del fenomeno, sono spuntati prodotti che meglio di altri soddisfano il bisogno di autocelebrarsi. I numeri, in effetti, lasciano pochi dubbi, visto che si stima che solo gli italiani scattino un milione di selfie al giorno. Ecco allora che alcuni modelli abbinano caratteristiche hardware e software modificate per ottenere autoscatti perfetti. In alcuni casi l’angolo di visione della fotocamera frontale è stato ampliato, in altri è il numero di pixel a essere stato aumentato, in altri casi ancora sono comparse funzionalità ad hoc come quelle che permettono di eseguire selfie panoramici per catturare più volti in una sola fotografia.

IL DESIGN COME FATTORE DISTINTIVO. Abbiamo capito che gli smartphone di ultima generazione hanno schermi più grandi ad alta risoluzione con processori potenti, sono equipaggiati per funzionare sulle nuove reti mobili, dispongono di funzionalità evolute, specialmente per scattare foto, e sono sempre più a buon mercato. Dal punto di vista del design però si assomigliano tutti molto, troppo. Le differenze estetiche sono minime, e spesso i piccoli guizzi di creatività delle aziende vengono poi assorbiti dal mercato nel giro di poco tempo con copie più o meno riuscite. Bordi arrotondati, sottigliezza estrema, pulsanti posteriori, l’utilizzo del metallo nella scocca sono esempi d’innovazione oramai ampiamente sdoganati. Per questa ragione nei centri di ricerca di molte aziende si stanno cercando di affinare progetti in grado di dare un esclusivo valore aggiunto ai prodotti futuri. Lg con il suo G Flex è stata la prima a mostrare un display curvo, Samsung ha invece piegato i bordi dello schermo del Galaxy Edge dimostrando che qualcosa di nuovo possiamo attenderci. Effettivamente, almeno a giudicare dagli esercizi stilistici dei designer, l’elemento innovativo dove si giocherà la partita sarà proprio il display. Due sono gli elementi che potranno cambiare le regole del gioco. Uno è la possibilità di piegare gli schermi, l’altra quella di renderli trasparenti. Nel giro di una decina d’anni possiamo attenderci cellulari totalmente "arrotolabili", da mettere al polso o da riporre nel portafogli. Già nel breve periodo aumenteranno i dispositivi da indossare, come dimostra il trend avviato dagli smartwatch, ma possiamo aspettarci anche forme inusuali, magari simili a gioielli.