Charlotte Rampling-Leica

Un autoscatto degli anni ‘90 in cui l’attrice Charlotte Rampling si ritrae con la sua Leica M6

Dovete vederlo di persona. Questo è senza dubbio l’oggetto più preciso e uno dei più belli che abbiamo mai creato. (…) È come una bellissima, vecchia fotocamera Leica». È il 7 giugno 2010 e Steve Jobs utilizza queste parole per presentare al mondo l’avveniristico iPhone 4. Parole non usate a caso. Perché così come Apple ha cambiato il mercato della telefonia, un secolo prima Leica ha reinventato la fotografia, trasformando i pesanti macchinari a lastre allora utilizzati in un oggetto semplice e leggero, che avrebbe aumentato significativamente il margine creativo a disposizione dei fotografi.
L’intuizione fu di Oskar Barnack, allora dipendente 35enne della tedesca Leitz Werke Wetzlar, società di Ernst Leitz specializzata in strumenti ottici e microscopi. Appassionato di fotografia, nel 1905 Barnack si trova di fronte a un bivio: i suoi problemi d’asma gli impediscono di muoversi con pesanti borsoni di cuoio contenenti l’attrezzatura per scattare fotografie. Serve una soluzione. La troverà nei primi mesi del 1914. In qualità di direttore sviluppo della Leitz Werke Wetzlar, utilizzando uno strumento per le prove di esposizione del cinematografo, Barnack realizza la prima fotocamera compatta della storia. Il prototipo, oggi conosciuto come Ur-Leica, è dotato di una pellicola dal formato di soli 35 mm (chiamato per anni formato Leica) e si presenta come un semplice contenitore di metallo rettangolare, robusto, non più grande di una custodia per occhiali e con un obiettivo estraibile in ottone. Questo permette alla Ur-Leica di essere infilata comodamente nella tasca della giacca, pronta per essere utilizzata. Una vera rivoluzione. Di cui, però, possono godere in pochi, perché lo scoppio della Prima Guerra Mondiale ne ritarda l’ingresso sul mercato. Il primo modello, la Leica I (il nome nasce dalla crasi di Leitz e Camera), fa il suo debutto alla Fiera di Lipsia nella primavera del 1925, ma viene accolto con freddezza dai professionisti, che vedono in quell’oggetto poco più di «un giocattolo disegnato per la borsetta di una signora» (da Leica – Testimone di un secolo di Alessandro Pasi, Bolis Edizioni). Mai definizione fu più sbagliata. Il 1925 pone le basi per il futuro radioso del marchio, che negli anni a venire diventerà non una macchina, ma “la” macchina scelta e desiderata dai professionisti di tutto il mondo. FOTO STORICHE

Ilse Bing-1931

Il “selfie” di Ilse Bing risalente al 1931

I primi acquirenti e testimonial sono i fotografi tedeschi Paul Wolff e Ilse Bing, nominata “Regina della Leica” e autrice inconsapevole di uno dei primi (se non il primo in assoluto) “selfie” della storia. Per la qualità d’immagine e la facilità d’uso la fotocamera – che nel 1932, con Leica II, raggiunge le 100 mila unità prodotte – inizia a diffondersi anche tra gli artisti, al punto che il russo Aleksandr Rodchenko la utilizzerà sia come strumento che come soggetto per il suo Ragazza con Leica del 1934. Si tratta del preludio al successo internazionale, che arriverà pochi anni più tardi grazie a scatti che hanno raccontato e fatto la storia del Ventesimo secolo. Sì, perché se non conoscete nemmeno un modello Leica, avrete sicuramente visto una foto uscita da quell’obiettivo.

Alberto Korda-Che Guevara

Che Guevara ritratto da Korda nel 1960

È una Leica, infatti, quella sopra la testa di Robert Capa, mentre dalla trincea realizza Falling Soldier (1936), una delle immagini più famose e controverse del ‘900, che diventerà il simbolo della Guerra Civile Spagnola; è sempre una Leica quella che Alfred Eisenstaedt stringe tra le mani mentre ferma l’attimo sul celebre bacio tra un marinaio e una crocerossina nel giorno delle celebrazioni del VJ Day in Times Square, a New York, nel 1945. E l’immagine di Che Guevara pubblicata come poster da Giangiacomo Feltrinelli nel 1967 e diffusa su milioni di magliette e accessori? Arriva dalla Leica del fotografo cubano Alberto Korda.

Alfred Eisenstaedt-1945

La foto di Alfred Eisenstaedt a Times Square

In quegli anni chiunque si avvicini alla fotografia guarda a Leica, anche perché i più grandi fotografi ne portano al collo una. Emblematico è il caso di Henri Cartier-Bresson, forse il fotografo più conosciuto del Novecento, colui che andrà a coniare il termine di “momento decisivo”, ovvero quell’istante in cui con una foto si può fissare l’eternità, trasformando un’immagine in un’opera d’arte. Cartier-Bresson compra la prima Leica nel 1932 e con essa crea da subito un binomio inscindibile. Sono due miti che si esaltano reciprocamente e spingono un’intera generazione di reporter a seguire le sue tracce. Ma agli scatti di fotografi di fama mondiale e all’inconsapevole pubblicità di personaggi famosi (per fare due nomi, Stanley Kubrick e la regina Elisabetta II d’Inghilterra) Leica affianca prodotti di prima qualità. Come la M3, presentata nel 1954 e in produzione fino al 1968 (ne vengono fabbricate 225 mila), che rappresenta un primato tecnologico per l’epoca e porterà il famoso designer Carlo Alessi a definirla «uno dei pochi design del XX secolo talmente perfetto che non immaginerei mai di modificarlo». Leica Freedom Train
Anche il grande cinema si avvicina alla piccola macchina fotografica. Sono gli anni de La dolce vita di Federico Fellini, dove Leica compare in mano ai paparazzi che seguono Anita Ekberg; ma resta sul set anche negli anni successivi e fino ai giorni nostri, con numerosi film – come Il candidato , Il Padrino , 007 - Il domani non muore mai , A Beautiful Mind , Closer e Il cavaliere oscuro – e tra le mani di attori come Robert Redford, Jack Nicholson, Robert de Niro, Julia Roberts, Scarlett Johansson e Brad Pitt (un fan anche dietro le quinte). Leggi di più

DICONO DI LEI-CA

Gianni Berengo Gardin

Joel Meyerowitz

Alessio Pizzicannella

La grande qualità dei prodotti, la cura artigianale di ogni dettaglio e un design senza tempo hanno garantito negli anni le immagini migliori; ma anche i prezzi più alti. Leica non è mai stato un marchio economico e la sua esclusività – apprezzata dai fan – è stata messa a dura prova dalle multinazionali asiatiche che, rivolgendosi a un pubblico di massa, hanno saputo cavalcare l’onda della rivoluzione digitale prima e meglio. L’azienda nel 2004 ha registrato pesanti perdite, ma ha saputo reagire, anche grazie al nuovo corso avviato nel 2005 da Andreas Kaufmann, principale azionista di Leica Camera Ag. Dopo il non felice lancio della M8, la prima digitale Leica a telemetro (e qualche difetto di produzione), Leica è tornata in auge con la M9 e la digitale di medio formato S2, oltre alla prima compatta digitale “made in Germany”, la X1. Queste novità hanno contribuito a un giro di boa, che ha portato a utili operativi e ricavi record. In fondo sul mercato non sono solo i grandi numeri a fare la differenza e Leica guarda all’esclusività del suo marchio e dei suoi prodotti più che al pubblico di massa. Proprio come una supercar da sogno, che tutti vorrebbero, ma solo pochi possono permettersi.