Man using tablet © iStockPhoto.com/Maximkostenko

Versatilità, cloud, mobile, sono tante le strade del business che portano al cosiddetto Byod. Il “Bring your own device” è la nuova tendenza in atto nel mondo del lavoro con tutte le carte in regola per non essere moda passeggera. La nostra vita digitale è sempre più legata allo smartphone, al tablet o al nostro portatile, il vecchio computer aziendale piazzato sotto la scrivania non è in grado di tenere il passo in un mondo del lavoro che è sempre più “liquido” per dirla con una metafora del grande sociologo Bauman. Nel bene e nel male ora le persone desiderano lavorare con i loro terminali, apparecchi che contengono tutta una vita digitale, lavorativa e non. Il cambiamento non riguarda solo i dispositivi, ma anche gli orari in cui fare business. Le persone vogliono essere operative anche da casa oppure in trasferta, quindi non più - e non solo - tra le pareti dell’ufficio o nei classici orari “ufficio”.

Dispositivi per lavorare in mobilità Le app per il Byod

RIVOLUZIONE VERSATILE
«Da un lato la tecnologia, attraverso le comunicazioni video e il Wi Fi, ha reso possibile lavorare da qualsiasi luogo del mondo», commenta Mauro Mordini, General Manager di Regus per l’Italia, uno dei fornitori più importanti di soluzioni per “l’ufficio flessibile”, «dall’altro questa innovazione dovrebbe essere destinata ad aiutare i professionisti con una maggiore flessibilità. Consentire ai lavoratori di ridurre i loro spostamenti e lavorare più vicino a casa vuol dire aiutarli a produrre con maggiore efficienza».
I vantaggi in termini di produttività quindi sono chiari e, anche in Italia, lo scenario sta cambiando. Secondo una ricerca degli Osservatori Ict & Management del Politecnico di Milano presentata recentemente, l’importanza del mondo mobile in ambito aziendale è aumentato esponenzialmente. Le imprese che ritengono prioritari i terminali mobili passeranno dal 37% del 2012 al 50% previsto per la fine del 2013, e diventeranno addirittura due su tre nell’anno successivo. Già ora, oltre la metà delle imprese ha introdotto i tablet nella vita lavorativa e, secondo la stessa ricerca, il 35% utilizza già anche app. In questo contesto si crea un terreno fertile per tendenze come il “Bring your own device”, un trend confermato anche dai dati raccolti dall’Osservatorio del Politecnico che però non si rivelano del tutto incoraggianti. Sì, perché è raddoppiato il numero di grandi imprese che permettono l’utilizzo di dispositivi personali per attività lavorative (dal 20% del 2012 al 45% del 2013), ma nella maggior parte dei casi (63%) non sono ancora state definite regole precise per l’uso di questi apparecchi.
«Riguardo al fenomeno del Byod, riteniamo che i Cio debbano saper gestire i rischi e le opportunità legati all’introduzione di dispositivi mobili personali nell’ambiente di lavoro», spiega Michele Marrone, managing partner di Accenture Mobility Operated Services che suggerisce una strada per facilitare l’approccio alla nuova tendenza. «Questi dovrebbero anche comprendere la necessità di puntare di più sulle persone e sulle competenze. Sono quasi raddoppiate le aziende (il 40% nel 2013, rispetto al 27% del 2012) che prevedono di ricorrere a consulenti esterni per sviluppare e mettere a punto le loro strategie e questo dimostra che l’uso del mobile sta crescendo più in fretta della capacità di risposta del mercato in termini di offerta di personale qualificato».

PMI ALL’AVANGUARDIA
Nelle piccole e medie imprese italiane il fenomeno Byod è accolto favorevolmente ed è visto come un metodo flessibile di gestione del lavoro con dipendenti e collaboratori. Oltre la metà delle Pmi consente ai suoi dipendenti l’utilizzo dei dispositivi personali e in molti casi (circa il 70%) sono state introdotte policy e regole per regolare questo fenomeno, diversamente da quanto avviene nelle grandi imprese. Risulta, invece, limitata l’adozione di app, sono solo un quarto le Pmi che le utilizzano. È un vero peccato se consideriamo i costi limitati necessari per realizzare un’app rispetto alle notevoli potenzialità che rappresenta. Le cause di questo comportamento sono da attribuire al contesto poco adatto in cui progetti di questo tipo si devono innestare. Per esempio, manca una presenza costante sul Web tramite blog, social network o un sito aziendale strutturato e accessibile.
Christian Mondini, responsabile dell’Osservatorio mobile device & business app del Politecnico di Milano, prova a darci alcune motivazioni di questo ritardo: «Ci sono due chiavi di lettura. L’ancora carente cultura sulle opportunità offerte dalle soluzioni digitali e nel dettaglio, la limitata capacità di riuscire a comprendere i molteplici benefici derivanti dall’adozione di soluzioni di Mobile Business». Tuttavia, «c’è un altro ambito in cui delle piccole imprese stanno mostrando elevata dinamicità», precisa Andrea Rangone, responsabile scientifico Osservatorio mobile device & business app. «Sono le 878 start-up che, a livello internazionale, operano nel mobile e che, negli ultimi due anni, hanno ricevuto finanziamenti da investitori istituzionali; di queste, circa il 10% opera nel mercato delle soluzioni a supporto della mobility aziendale». La maggior parte delle start-up si occupa da un lato dello sviluppo di piattaforme di sicurezza sul mobile, dall’altro sviluppa le App più apprezzate dai Cio, come quelle di Sales Force Automation o di Personal Productivity.

QUALCHE PICCOLA AVVERTENZA
Finora abbiamo esaminato gli aspetti positivi, ma esistono anche degli svantaggi nel Byod. Il grosso punto critico di questa tendenza riguarda la sicurezza. Tim Cook, l’amministratore delegato di Apple, definisce non a torto la nostra epoca l’era post Pc. Per svolgere il proprio lavoro i dipendenti utilizzano smartphone, tablet, BlackBerry, ultrabook, ma anche software, servizi cloud e altri tool on line. Se adeguatamente implementato, un programma Byod può ridurre i costi, pur incrementando produttività e utili. Per ottenere questo risultato però è necessario che la sicurezza diventi un concetto centrale sia per gli utenti sia per gli amministratori IT. Proibire l’utilizzo dei dispositivi personali in azienda non risolve il problema e può rivelarsi paradossalmente più rischioso. Secondo Livio Pisciotta, Client Marketing manager di Dell, per affrontare nel modo migliore il Byod «è necessario realizzare un piano strategico su almeno tre anni, in grado d‘analizzare le utenze, i processi e le tecnologie. Il programma deve determinare i requisiti di mobilità e i relativi piani di sicurezza per tutti i device, utilizzando anche processi di virtualizzazione e cloud».