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San Francisco, sette di mattina del 10 gennaio 2007, il giorno dopo che Steve Jobs ha annunciato al mondo il primo telefono cellulare Apple. Sono davanti all’entrata di servizio del Moscone West, la nuova ala del centro congressi nel cuore della capitale della Silicon Valley. Scortati da una mezza dozzina di funzionari dell’azienda entriamo io e altri quattro giornalisti (due tedeschi, un francese, uno spagnolo), unici europei ammessi all’incontro. Per mezz’ora possiamo usare l’iPhone. Posso toccare il display touch, sentire la leggerezza del primo modello 2G di iPhone, provare le applicazioni che Apple ha creato per il suo primo smartphone. In mezz’ora divento l’esperto nazionale del nuovo telefono di Apple: seguiranno giorni di interviste da parte degli altri giornali, delle televisioni, dei programmi radiofonici. Perché cinque anni fa quella dell’iPhone è stata un’apparizione quasi miracolosa, una rivoluzione culturale: nessun telefono prima si era mai mostrato così immediato e flessibile nell’uso, nessuno era al tempo stesso il più desiderato, il più semplice e il più potente da usare. Uno status symbol da esibire ma anche un apparecchio da utilizzare per navigare, guardare la posta, giocare. L’iPhone soprattutto stupisce perché fa più di quel che ci si aspetta e lo fa meglio. Una rottura completa con il passato, con i telefoni costosi e destinati a non funzionare mai come il cliente desidera. A rivedere oggi la presentazione di Steve Jobs, disponibile sia su iTunes store che su YouTube, sembra che stia parlando dell’ultimo iPhone in commercio: stesse icone, stessa logica di utilizzo, stessi effetti “magici” come la possibilità di scorrere le schermate con la punta di un dito, ingrandire o rimpicciolire le immagini facendo la pinza con pollice e indice, bussare con un dito per zumare pezzetti delle pagine Web. A creare un sistema altrettanto “morbido” e naturale la concorrenza di Apple ancora non c’è riuscita, nonostante i brevetti, i contro-brevetti e le cause tra Apple, Samsung Motorola e altri.

Sempre cinque anni fa, a poche settimane di distanza dalla presentazione di Steve Jobs, vado a Barcellona, al Gsm Forum, il più importante evento per la telefonia mobile mondiale. Dominato fino a quel momento da Nokia. Che non si smentisce. L’a.d. del colosso finlandese OlliPekka Kallasvuo e Anssi Vanjoki, da un decennio il gran capo della tecnologia di Nokia, affermano all’unisono che il telefono di Apple “non esiste”. E rincarano la dose: «Quello che si è visto sul palco di San Francisco è impossibile, si trattava di una demo, non di un vero telefono», dice uno. E l’altro chiosa: «Lo sappiamo bene, perché nessuno sa fare i telefoni meglio di noi».Oggi ovviamente nessuno dei due lavora più per Nokia, l’azienda ha rischiato di fallire e l’intero settore della telefonia mobile è stato radicalmente trasformato dall’iPhone. In molti hanno guardato all’hardware, alla tecnologia dell’apparecchio come si guarda al dito puntato, senza capire che invece bisognava scrutare la Luna. Apple con iPhone ha creato un apparecchio che integra con abilità software e hardware (il motivo per cui i telefoni Android e Windows non riescono a ottenere risultati altrettanto “fluidi” e naturali), è studiato nei più piccoli dettagli dell’interfaccia. L’iPhone ha reso popolare il “touch” con le dita, che fino a quel momento non esisteva: ci sono neo-papà che raccontano orgogliosi del pargolo che prova a ingrandire le immagini sul televisore facendo la pinza con le ditine. E poi c’è iTunes, il negozio on line che funziona: potente ma semplice. L’iTunes store è il ponte verso l’ecosistema degli sviluppatori delle app (arrivate un anno dopo il del telefono).

I NUMERI DI IPHONE
2007 Anno di uscita. Dopo l’annuncio in gennaio, viene commercializzato dal 29 giugno
Oltre 250 milioni. I dispositivi con sistema operativo iOS venduti dal 2007 al 2011
25 miliardi, le app scaricate


È questa l’arma segreta di Apple: un esercito di 2 milioni di sviluppatori che hanno realizzato quasi un milione di app, scaricate più di 25 miliardi di volte in meno di quattro anni. Apple ha creato dal niente una piattaforma che ha dato quasi 10 miliardi di dollari agli sviluppatori. E, forte di 200 milioni di apparecchi venduti in 30 paesi, dagli Usa alla Cina, Apple è diventato il più grande produttore di smartphone del pianeta. Non male per un apparecchio telefonico che è il sottoprodotto della ricerca per un altro e molto più ambizioso progetto voluto da Steve Jobs: reinventare il personal computer. Il lavoro per creare questo computer da fantascienza era però apparso più difficili del previsto. A Jobs venne così l’idea di mettere insieme le tecnologie già realizzate per creare un telefono-navigatore-iPod. In quel momento era la strada più semplice. Si è rivelata una mossa geniale, che ha regalato ad Apple cinque anni di vantaggio sulla concorrenza.

 

A fine gennaio del 2010 sono di nuovo in viaggio per gli Stati Uniti. Devo assistere alla nuova rivoluzione dell’informatica. Steve Jobs, questa volta allo Yerba Buena Center – proprio di fronte al Moscone Center, sempre a San Francisco – presenta l’iPad. L’apparecchio da cui l’iPhone è derivato. Una rivoluzione ancora più radicale. Ma questa, come si dice, è tutta un’altra storia.

Apple - i risultati del primo trimestre 2012

*Giornalista, blogger e autore del libro Emozione Apple