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| Gennaio 2013 |

Kevin Prince Boateng © Ac Milan

7 gennaio 2013 – Si chiude una settimana che potrebbe definirsi storica per il mondo del calcio: nei giorni scorsi il mondo dello sport ha assistito alla prima partita sospesa definitivamente per cori razzisti nei confronti di calciatori di colore. È accaduto lo scorso 3 gennaio nell’amichevole Pro Patria-Milan, quando il rossonero Kevin Prince Boateng, dopo 26’ minuti di cori e insulti nei suoi confronti e dei suoi compagni – dettati esclusivamente da un diverso colore della pelle – ha scagliato il pallone in curva e ha preso la via degli spogliatoi. In pochi secondi tutto il Milan ha seguito il suo giocatore ghanese; nella conferenza stampa post partita e nei giorni successivi la società e i giocatori hanno assicurato che in futuro, in caso di altri cori razzisti, a prescindere dall’importanza della gara, si rifiuteranno di continuare a giocare.
L’eco del gesto di Boateng è stato di portata internazionale; anche il presidente della Fifa, Joseph Blatter, ha commentato l’accaduto, criticando, però, il giocatore: “Lasciare il campo non credo sia la soluzione. Ci vogliono tolleranza zero e sanzioni dure contro il razzismo – ha affermato Blatter da Dubai – Non penso che un giocatore possa lasciare il campo perché altrimenti scatta la squalifica (…). L'unica soluzione è essere molto duri con sanzioni che devono essere una diminuzione di punti o qualcosa di simile (…). Non si può continuare con gli insulti”.

Nella foto: il calciatore Kevin Prince Boateng a fianco dei suoi compagni nel riscaldamento di Milan-Siena, gara di campionato del 6 gennaio. Nel pre partita la società rossonera ha indossato una maglia contro il razzismo.

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Anno XV n 7-8 luglio-agosto 2020
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