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Per internet le ricette semplici non esistono

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Giovedì, 07 Maggio 2020

L’imprenditore digitale Marco Montemagno racconta la parabola del Web: «La promessa di libertà si è trasformata nel controllo da parte di pochi colossi. Regolamentare? Bisogna farlo con attenzione per non chiudere la Rete alle nuove idee»

Marco Montemagno

Giornalista, comunicatore, imprenditore: Marco Montemagno ha vissuto da protagonista gli anni dell’avvento di internet in Italia. Oggi lo fa dal Regno Unito, dove lancia iniziative come 4Books o Slashers che riscuotono successo nella sua popolata community. Grazie alla sua esperienza e all’interazione con i suoi follower prova a identificare mali e cure per provare a cambiare il mondo della Rete.

Che cos’è andato storto con internet?
La mia generazione si innamorò dell’idea democratica del Web. Era una visione nobile che apriva grandi prospettive ed è quello che è successo. Oggi le straordinarie opportunità di connessione, conversazione e innovazione rimangono, ma sotto il controllo di pochi colossi. I presupposti iniziali sono venuti un po’ a mancare: questo spiega l’interesse verso trend come la blockchain per tornare al paradigma iniziale. L’altro problema è nei numeri: finché online c’erano 100 mila persone si poteva cercare un confronto civile. Oggi sulle piattaforme c’è il mondo intero con le sue problematiche. 

Come possono i cittadini “combattere per il Web”, come chiede il Contratto?
Poche settimane fa Joseph Stiglitz (premio Nobel per l’economia nel 2001, ndr ) ricordava che un’economia prospera deve garantire benessere anche ai lavoratori: i grandi fatturati riservati a pochi sono un problema. Poi servirebbe uno sforzo straordinario su scala globale da parte di governi, multinazionali, utenti, creatori di contenuti, influencer, media per definire nuove regole. Sarà difficile, ma se non si fa nulla l’economia digitale continuerà a far crescere i soliti noti. La concentrazione del potere pone una questione importante.

In che senso?
Pensiamo allo scenario in cui un giorno Uber offrirà auto senza pilota così convenienti da far crollare il mercato delle auto private. Un giorno, però, i dirigenti dell’azienda potrebbero decidere arbitrariamente di vietare l’utilizzo del servizio ai pelati come me. Allo stesso modo, i Ceo dei principali social potrebbero sedersi a tavola e farmi scomparire insieme alla mia community di quasi tre milioni di follower. Serve una quadra per garantire diritti di base ai cittadini. E anche le multinazionali vogliono essere regolamentate per capire il perimetro dei loro diritti e doveri.

Qui devono entrare in campo i governi.
Facciamo attenzione a invocare un intervento dall’alto da parte delle sole istituzioni politiche: fissare dei paletti rigidi creerebbe solo delle barriere d’ingresso molto alte, aumentando il potere di manovra delle stesse big tech a scapito delle start up. Da sempre le persone si spostano naturalmente verso nuovi spazi che sentono più liberi.

Gli utenti continueranno a migrare da una piattaforma all’altra?
Ricordo quando arrivò Skype a distruggere il paradigma delle telefonate tradizionali a pagamento. Lo stesso succede ogni volta che un creatore di contenuti o un utente avverte una piattaforma come troppo ingessata: cerca altro e si imbatte nella proposta di un nuovo imprenditore. Il guaio è che le big tech ormai hanno talmente tanta liquidità da acquisire subito le piattaforme emergenti. Bisogna lavorare sui paletti per le acquisizioni, anche perché gli interventi antitrust successivi arrivano con lentezza o con multe irrisorie rispetto ai fatturati.

In che direzione si stanno muovendo le aziende?
Parliamo di gruppi dall’alto valore aggiunto intellettuale, c’è una discussione vivace, ma la soluzione non ce l’ha nessuno. Nella storia 2-3 milioni di persone non si sono mai trovate nello stesso luogo, anche se virtuale. Si procede per approssimazioni. Nessuno sa come sarà il mondo tra dieci anni, per questo ogni governo dovrebbe dotarsi di un ministero delle big tech: d’altronde, se Google cambia una virgola nell’algoritmo di ricerca può spostare miliardi di euro di turismo da un Paese all’altro. E le istituzioni non possono non monitorare questo potere.

Se dovesse aggiungere un decimo punto al Contratto quale sarebbe?
Lavorare per internet fuori da internet. È inutile lamentarsi di haters e commenti offensivi: certo è un problema di design delle piattaforme, ma il problema è il livello della società attuale. Anche in vista dell’arrivo sul Web dell’altro 50% della popolazione mondiale che ne è ancora esclusa... La Rete porta miliardi di opportunità, preferisco un mondo con internet che senza. Queste persone, però, saranno dei neopatentati che si troveranno a guidare una fuoriserie da un giorno all’altro. Cosa succederà quando accederanno alla connessione? Nasceranno esperienze meravigliose e nuovi problemi.

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