Altro che favorire la pirateria: stando al report “How Google fights piracy” presentato da Google, YouTube non solo sarebbe in prima linea per salvaguardare i diritti d’autore ma avrebbe addirittura permesso alla categoria di artisti di guadagnare oltre 2 miliardi di dollari dal 2007 a oggi. «Attraverso YouTube e Google Play aiutiamo milioni di persone a guadagnare, garantendo una diffusione globale ma controllata dal punto di vista del diritto d'autore dei contenuti», assicura Simon Morrison, Public Policy Manager for Media Policy.

CONTENT ID. Lo strumento principale utilizzato da Google per arginare la pirateria ha un nome ben preciso: Content Id. Si tratta di un sistema di notifica e rimozione che, confrontando le versioni segnalate con i “file di riferimento” ossia i file proprietari caricati su Youtube, permette di individuare le possibili violazioni del diritto di autore. Content Id è stato lanciato nel 2007 comportando un investimento di 60 milioni. «È un dato di fatto che oggi oltre il 90% di tutte le rivendicazioni effettuate tramite Content Id genera monetizzazione», spiega Google in una nota. «L’industria musicale sceglie di monetizzare oltre il 95% delle rivendicazioni, decidendo così di lasciare sulla piattaforma il contenuto caricato dagli utenti: la metà degli introiti dell’industria musicale su YouTube proviene dai contenuti dei fan rivendicati attraverso Content Id», sottolinea Google.

LA REPLICA. Tuttavia l’industria non sembra essere dello stesso avviso. L’esperienza degli editori e delle etichette musicali testimonierebbe un altolivello di inefficienza del sistema di Content Id: «editori e discografici stimano che il sistema fallisce nell'identificazione delle registrazioni tra il 20 e il 40% delle volte», conferma la Federazione Industria Musicale Italiana.