La Web tax ha suscitato polemiche sia a livello nazionale che europeo, tanto che nei giorni scorsi è stata rivista eliminando, però, solo la parte riguardante l’obbligatorietà di avere una partita Iva per chi opera nell’ecommerce, mentre rimane per chi offre “spazi” pubblicitari. In poche parole sarebbero salve aziende come Amazon, mentre Google, Yahoo e Facebook sarebbero obbligate a pagare “tutte” le tasse in Italia.
Nelle ultime ore anche la Commissione europea ha avvertito che tale provvedimento va contro i principi dell’Unione, secondo la portavoce di Algirdas Šemeta, commissario al fisco e all’Unione doganale Ue, l’emendamento «così com’è ora, sembra andare contro le libertà fondamentali e i principi di non discriminazione presenti nei trattati sottoscritti dall’Italia». Fatto salvo la necessità di arrivare ad un allineamento fiscale a livello europeo/mondiale, ancora una volta l’Italia sembra andare contro l’evoluzione tecnologica, non favorendone lo sviluppo, ma anzi ostacolandolo, se il provvedimento dovesse passare, aziende internazionali potrebbero decidere di disinvestire nel nostro Paese, le conseguenze per molte aziende italiane sarebbero deleterie. Inoltre l’Italia rischierebbe sanzioni da parte dell’Unione europea.