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L'headquarter europeo di Google

Un’imposta per i giganti del Web come Google, Facebook e Amazon – già rinominata Web Tax – per recuperare il gettito sui fatturati che le aziende che operano su Internet conseguono in Italia. È quanto approvato dalla commissione Bilancio della Camera, che ha introdotto un emendamento alla legge di Stabilità il quale prevede l’obbligo per i giganti del Web di aprire una partita Iva italiana: i volumi di vendita realizzati in Italia (sia nella vendita di pubblicità che nell’e-commerce, che nel gioco on line) dovranno perciò essere fatturati anche nel nostro Paese, con il conseguente gettito. Attualmente, invece, vengono fatturati in altri Paesi con regimi fiscali agevolati. Tra i dubbi sollevati dalla norma il fatto che possa essere in contrasto con le normative europee (il dossier a Bruxelles non è stato ancora affrontato). La commissione ha inoltre approvato un emendamento che mira alla tracciabilità: esso stabilisce che “l’acquisto di servizi di pubblicità on line e di servizi a essa ausiliari deve essere effettuato esclusivamente mediante bonifico bancario o postale dal quale devono risultare anche i dati identificativi del beneficiario”.

“UN DANNO DI IMMAGINE”. “Gli emendamenti alla legge di Stabilità 1.1702 e 1.1643 rappresentano l'ennesima dimostrazione di autoreferenzialità e arroccamento del ceto politico italiano, che non consente l'apertura di un serio e approfondito dialogo su questa materia, delicata e strategica per il futuro. L'ascolto dovrebbe essere un elemento fondamentale nel processo legislativo”, commenta Simone Crolla consigliere delegato dell’American Chamber of Commerce in Italy. “Non solo quelle americane, ma tutte le aziende straniere del settore digitale non sono evasori, bensì investitori che rispettano le normative fiscali europee, giuste o sbagliate che siano – aggiunge Crolla – La Web Tax, che impone l'apertura di una partita Iva italiana e ridefinisce il concetto di stabile organizzazione, è il tentativo di assoggettare le aziende digitali estere alle normative fiscali italiane, provocando un danno sia ai produttori che ai consumatori”. Secondo il rappresentante dell’AmCham Italy “l’incompatibilità di questi emendamenti rispetto alle normative europee esporrà l'Italia ad una possibile procedura d'infrazione”.