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Il termine inglese è disruption, “rottura”. E ben si addice a indicare quanto sta accadendo nel panorama dell’e-learning, ovvero dell’apprendimento – e, prima ancora, dell’insegnamento – nel mare magnum della Rete. Un fenomeno destinato a crescere esponenzialmente, considerando che, specie all’estero, sono sempre di più i venture capitalist, i soggetti finanziari, disposti a scommettere su start up tecnologiche quali alcune piattaforme particolarmente focalizzate sui video. E che consentono a un autore/imprenditore di creare il proprio Web business di corsi, tutorial, presentazioni e seminari on line – con un investimento iniziale minimo e un potenziale ritorno economico ingente – e a un utente di poter usufruirne o in forma totalmente gratuita oppure a un prezzo accessibile. Da un lato ci sono esperti di un settore, che off line hanno avuto già modo di farsi conoscere e godono di una credibilità acquisita attraverso un percorso professionale consolidato alle spalle. Dall’altro ci sono nomi nuovi che, proprio grazie a queste modalità innovative di comunicazione, tra formazione e intrattenimento, hanno lanciato attività di successo. Tanto da arrivare ad avere la forza e la riconoscibilità di veri e propri brand.

IL FUTURO DELL’ON LINE LEARNING? LE PIATTAFORME START UP

Vanta una cospicua esperienza di corsi on line, e tiene periodicamente dei webinar, ovvero seminari in diretta streaming, Marco Montemagno, imprenditore digitale, public speaker e broadcaster, da anni impegnato nello studio e nella pratica della comunicazione su Internet. Tra i vari canali utilizzati, oltre a un blog personale (http://marcomontemagno.com), è presente anche sulla piattaforma Udemy «dove sono l’unico italiano tra i Top Instructor. E questo, tra l’altro, la dice lunga su quanto il nostro Paese sia arretrato nello sviluppo tecnologico». Udemy, start up con sede a San Francisco, lanciata nel febbraio 2010, offre oltre 6 mila corsi on line; nell’agosto 2011 il portale (oltre 70 mila lezioni visionate mensilmente) ha ricevuto una prima tornata di finanziamenti pari a 3 milioni di dollari da parte di imprese quali Lightbank, società di venture capital lanciata da Brad Keywell ed Eric Lefkofsky, i cofondatori di Groupon, MHS Capital e 500 Startup. «Su Udemy si possono tenere corsi gratuiti per coltivare la propria community», spiega Montemagno, «così come a pagamento. I premium che metto a disposizione io, per esempio, spaziano da 197 a 497 dollari». La policy del portale prevede che il 70% dei ricavi ottenuti dalla vendita delle lezioni vadano agli insegnanti; se questi aderiscono a uno speciale programma di affiliazione la quota sale all’85%. Per gli utenti, che possono dunque scegliere tra materiale free e un altro con costi anche superiori ai 1.000 dollari, è previsto il rimborso, se richiesto entro 30 giorni dall’acquisto. Montemagno, inoltre, tiene spesso dei webinar, sessioni di seminari on line. «Arrivano a 500-1.000 le persone che si collegano in Rete il tal giorno alla tal ora. Anziché organizzare un evento “fisico” lo si fa virtuale, con possibilità d’interazioni tra i partecipanti e costi inferiori. Anche in questo caso lo si può fare sia in forma gratuita che a pagamento. E volendo può diventare uno strumento di formazione interna alle aziende, in un momento in cui queste cercano di tagliare le spese, senza rinunciare all’aggiornamento professionale». Per esempio, il portale GoToMeeting.com consente di tenere delle videoconferenze in alta definizione («e rispetto a Skype, che è gratuito, presenta funzionalità in più, come la possibilità di registrare l’evento») a 49 dollari mensili nella versione base. «Da come si ripara una lavastoviglie ai motivi per cui conviene lanciare una nuova impresa on line», ricorda ancora Montemagno, «abbondano in Rete brevi filmati degli argomenti più disparati, realizzati da esperti, siano essi nomi noti o specializzati non ancora conosciuti, quando hanno iniziato a utilizzare questi canali, e che, attraverso essi, hanno saputo creare un proprio pubblico». Magari con il tempo sono stati contattati da aziende importanti dei loro settori di riferimento, che ne hanno intravisto le potenzialità sul fronte del marketing e della comunicazione. È quanto avvenuto nei due casi che seguono, oltretutto modelli di autoimprenditorialità made in Italy e improntata al femminile. «Accanto alle grandi compagnie come Facebook, dei veri e propri colossi in termini di dimensioni e di fatturato», sottolinea infine Montemagno, «si va affermando la figura del solopreneur , imprenditore “solitario”, indipendente, che offre la propria collaborazione su Internet e social network». E che, tra le chiavi del successo, riesce a rendere accessibili e accattivanti agli utenti comuni ambiti professionali fino a quel momento appannaggio di una ristretta élite, dalla cucina gourmet al maquillage artistico.

Marco Montemagno

CINQUE PUNTI DI FORZA PER TENERE UN VIDEOCORSO ON LINE

  1. Avere blocchi tematici brevi e mirati
  2. Dare “fisicità” a ciò di cui si sta parlando, ovvero sottolineare con i gesti le parole chiave
  3. Creare una propria community
  4. Spiegare sempre bene i concetti: la gente, spesso, sa meno di quello che si pensa
  5. Evitare i tecnicismi artificiosi

UN BUSINESS DAL SAPORE…GIALLO ZAFFERANO

Sonia Peronaci diventa famosa con il lancio, nel 2006, del sito di cucina Giallo Zafferano. «In precedenza ero occupata in uno studio di commercialisti», racconta. «Avevo però avuto diverse esperienze nel settore culinario, mio padre gestiva un ristorante e avevo lavorato in vari ambiti della ristorazione. A un certo punto, io e il mio compagno abbiamo deciso di dedicarci a tempo pieno a questa passione che ci accomuna». Scelgono di sviluppare pagine Web arricchite da foto. «All’epoca erano diffusi blog con molte ricette testuali, che tuttavia non mostravano le varie fasi di un procedimento culinario e poi il piatto finito. La presenza e la cura delle immagini sono state per noi elementi vincenti, che ci hanno caratterizzato e differenziato da subito». Gli esempi a cui guardare sono quelli dell’americana Martha Stewart, il britannico Epicurious, lo chef inglese Jamie Oliver e il francese Marmiton.org. Dopo tre anni e mezzo, la svolta. «Nel 2009 siamo rilevati da un Web editor, Banzai, di cui facciamo tuttora parte. Il gruppo (370 collaboratori, con un fatturato 2011 pari a 110 milioni di euro, ndr) ci ha dato strumenti tecnici, tra cui una sede dove realizzare le ricette e un’agenzia di raccolta pubblicitaria. Lì c’è stato il vero salto di qualità. Giallo Zafferano si è trasformato da sito amatoriale a professionale. E un anno dopo, abbiamo iniziato a produrre video, tutti concentrati in tre, al massimo cinque minuti: tutorial brevi e coincisi, che mostrano gli aspetti essenziali della preparazione di un piatto e poi la sua versione finita. Ancora oggi, foto e filmati sono ciò che attira di più gli utenti».

 

Attualmente Giallo Zafferano, che vede impegnate 14 persone, a fronte delle tre iniziali, conta oltre 3.100.000 utenti unici al mese (dati Audiweb luglio 2012, +72% sul 2011), più di 1.250.000 download su dispositivi tablet e mobile, 450 mila fan sui social network, con una media mensile di 50 mila nuovi iscritti); solo il canale YouTube, lanciato a fine luglio 2009, registra oltre 47.200 subscriber. Di recente, per il terzo anno consecutivo, il portale si è aggiudicato il premio quale Miglior sito di food e, per la prima volta, quello di Miglior sito Web italiano ai Macchianera Italian Awards 2012. A settembre, inoltre, è uscito il nuovo libro di Sonia, Divertiti cucinando , edito da Mondadori con cui l’autrice ha pubblicato Le mie migliori ricette nel 2011 («circa 55 mila copie vendute»). Tra fine 2010 e 2011 arrivata anche la pubblicità televisiva per Kraft. «Era un esperimento che ci preoccupava», confessa Peronaci, diventata volto testimonial del formaggio Philadelphia. «Temevamo che gli internauti non gradissero che la mia figura, nata on line, fosse legata a un prodotto. Invece, aver inserito delle veloci e facili ricette all’interno degli spot, e aver lanciato Web contest per i consumatori, sono state iniziative molto apprezzate».

Sonia Peronaci
IDEE VELOCI PER IL PRANZO IN UFFICIO
«Niente surgelati da supermercato. Sono contro i cibi già pronti. In cinque minuti potete fare un pesto fresco e genuino con basilico, pinoli, pecorino, parmigiano, olio, un pizzico di sale. Per condire pasta o cous cous. Preferite un secondo? Delle semplici fettine di carne alla pizzaiola, scaloppine con limone o coi funghi, o ancora dei saltimbocca. Semplici, ma sempre d’effetto!»

LA MAKE UP ARTIST CHE “COLORA” LA CRISI

Quando Clio Zammatteo, veneta, classe 1982, carica il suo primo video tutorial di trucco su YouTube è l’estate 2008, durante la quale iniziano a cogliersi i primi segnali della crisi economica mondiale. Clio vive da poco a New York con suo marito Claudio (game designer, fotografo, esperto di informatica) e, in attesa di iniziare un master presso il Make Up Designory della Grande Mela, tra un babysitteraggio e l’altro, si cimenta con la videocamera, illustrando i primi passi, e approfondendo via via, la materia in cui si va specializzando e che ama da sempre, il trucco. Ha imparato a fare un uso professionale di Webcam e social tools durante i tre anni di Video Design frequentati in precedenza a Milano. «All’epoca c’erano on line diversi video sul make up, ma non in lingua italiana. E senza alcuna sistematicità, aspetto che è essenziale e che va curato per costruire una propria audience». A decretare nascita e ascesa di Clio Make Up – nome del canale YouTube, ormai diventato un marchio di successo – è un mix vincente di preparazione tecnica, doti comunicative e semplicità. «Vivendo a New York riesco a intercettare nuovi trend e provare prodotti innovativi prima che arrivino in Italia. Ogni giorno continuo a studiare per ore e ore come make up artist. Dietro a pochi minuti di filmato c’è un lavoro approfondito sul campo. E nei miei video mi metto sempre nei panni della ragazza comune, che così può identificarsi». Nel 2009 arriva il primo, importante contatto.

 

La casa editrice Rizzoli, ben intuendo le potenzialità del fenomeno, le propone di scrivere manuali tematici per le più giovani. Escono Clio Make-Up e, l’anno seguente, Clio Beauty Care , in un momento in cui «esistevano libri in materia per specializzati e addetti ai lavori», sottolinea Zammatteo. «Solo di recente nomi grandi del settore, con esperienza pluriennale, hanno messo on line blog e video, capendo finalmente le opportunità della Rete e l’importanza di condividere un certo sapere». Sempre nel 2009 parte la collaborazione (che durerà due anni) con Pupa, per la produzione di tutorial che reinterpretino prodotti del marchio. Per il brand Clio firma anche la Mimì&Oscar Collection . Oggi il canale YouTube conta oltre 230 mila iscritti e quasi 100 milioni di visualizzazioni, con una media di 500 mila visioni per clip; la fanpage di Facebook ha oltre 778 mila sostenitori. Lo scorso febbraio, infine, ha debuttato su Real Time un programma Tv creato sulla falsariga dei Web tutorial. La prima puntata della seconda stagione, in onda dal 15 ottobre, ha registrato uno share del 2,9%, quasi il 7% sul target femminile 20-49 anni. Il claim della campagna di lancio? «Bastano pochi trucchi per fare una rivoluzione». Un po’ come quelli, “a portata di click”, che hanno permesso a Clio di trasformare e abbellire, oltre al look della sua community, anche la sua vita professionale.

Clio Zammatteo
LA PERFETTA TROUSSE PER LEI (E LUI)
«Non dovrebbero mai mancare il correttore per coprire le occhiaie, il burro cacao per idratare le labbra e uno spray idratante contro l’aria secca dell’ufficio. Trucco al maschile? Un uomo d’affari deve curare la sua presenza. Ben venga se camuffa un piccolo difetto della pelle. Ma no a matita nera e mascara!».