Dick Costolo

Dick Costolo © Getty Images

Twitter si appella alla Costituzione degli Stati Uniti. Con una decisione senza precedenti, il noto social network ha deciso di denunciare il governo americano per aver violato il primo emendamento della Carta costituzionale, con il quale si sancisce la libertà di espressione illimitata. A mettere sul piede di guerra Twitter sarebbe stata la richiesta governativa di omettere, nel semestrale rapporto della società del Ceo Dick Costolo, le informazioni relative al programma di sorveglianza americano e ai dati prelevati dalla piattaforma. La richiesta del governo sarebbe dettata da ragioni di sicurezza: la divulgazione dei dati metterebbe a rischio la buona riuscita di svariate indagini. Ma Twitter fa spallucce e, difendendo il diritto alla trasparenza, ha preferito trascinare Fbi e il ministero della Giustizia davanti alla corte californiana.

UN VANTAGGIO DI IMMAGINE. «Crediamo di avere il diritto in base al primo emendamento di rispondere pienamente alle preoccupazioni dei nostri utenti, informandoli anche sullo scopo dei programmi di sorveglianza del governo», afferma il vicepresidente della società Ben Lee. «Dovremmo essere liberi di farlo in maniera piena, invece che in maniera incompleta e inesatta». Va tra l’altro ricordato che Twitter era l’unico social a non figurare nel dossier Snowden e, in seguito, a non aver siglato l’accordo con il ministero della Giustizia sui dati che possono essere rivelati agli utenti e su quelli che devono, invece, restare segreti. Quella di Twitter, dunque, è una scelta all’insegna della coerenza ma anche di opportunità: il network ha un “vantaggio d’immagine” rispetto ai competitor come Google e Yahoo, essendo il solo a non essere sceso a compromessi.