Dallo scorso 4 luglio l’Italia ha salutato definitivamente la cara vecchia tv. Con la Sicilia il segnale televisivo analogico si è infatti spento per sempre sull’intero territorio nazionale. Spazio alla ‘rivoluzione’ della televisione digitale terrestre. Una rivoluzione che oggi, a quasi due mesi dallo spegnimento dell’ultimo ripetitore analogico, appare più che altro come un “un grande flop”. Così come lo definisce ad esempio la Repubblica nelle sua inchiesta di denuncia dei disservizi causati dal passaggio al dtt, ovvero dallo switch off, iniziato in Italia nel lontano 2008, con il passaggio al digitale della Sardegna, proseguito poi con il Piemonte, il Lazio, la Campania e quindi con tutte le regioni d’Italia.

Una transizione non priva di problemi, con gli Italiani alle prese, prima con la necessità (non priva di costi) di adeguare i vecchi impianti al nuovo segnale e oggi ancora con le risintonizzazioni quotidiane, le trasmissioni interrotte dal maltempo, le interferenze, fino al tanto temuto schermo nero.

Se dal ministero dello Sviluppo economico assicurano che «la stragrande maggioranza degli italiani fruisce regolarmente del servizio», le segnalazioni che giungono da tutta Italia dagli utenti delineano una realtà un po’ diversa. Nelle montagna della Valle d’Aosta, con il brutto tempo non si vede nulla, nelle Marche il segnale è disturbato da quello della televisione croata, in Sicilia e Calabria i canali vanno e vengono durante tutti i giorni, mentre a Venezia a saltare sono soprattutto Rete 4 e La7. Alla faccia della ristretta minoranza...