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Secondo una recente indagine di StageUp - Sport & Leisure Business, i diritti televisivi sono la prima fonte di introiti delle società di Serie A (subito dopo gli sponsor), milioni e milioni di euro che servono a sostenere il bilancio e il mercato estivo dal quale dipende buona parte della stagione sportiva. Ed è per questo che la loro ripartizione sta creando un vero e proprio polverone in Lega calcio con due fronti opposti: quello delle ‘big’ (Inter, Juve, Milan, Napoli e Roma) e quello delle altre 15 società. Il problema è uno e riguarda il capitolo della Legge Melandri relativa ai parametri di individuazione dei bacini di utenza assegnati a tre istituiti demoscopici (leggi di più). Per lunedì 23 maggio (ore 11) l'Alta Corte di Giustizia ha fissato la camera di consiglio per l'esame delle istanze cautelari relative al ricorso presentato dalle cinque grandi, ma in Lega A di calcio la situazione rimane infuocata, nonostante il presidente Maurizio Beretta assicura un lavoro di “riappacificazione”.
Andrea Agnelli, presidente della Juventus, minaccia di portare la squadra in un altro campionato e il presidente del Palermo, Maurizio Zamparini risponde che senza la Juventus “si è stati benissimo” (ovvero quando i bianconeri erano in Serie B). L'amministratore delegato dell'Inter Ernesto Paolillo minaccia addirittura ritorsioni sul mercato. “Si è creata questa spaccatura nella Lega e questa battaglia proseguirà anche in chiave di mercato - dice - perché le grandi potrebbero scambiarsi tra di loro calciatori e non prendere calciatori dalle altre squadre. Del resto gli affari si fanno con le controparti con le quali si hanno rapporti. Se da una parte vengono portati via soldi alle cinque grandi, è evidente che poi non si vanno a regalare soldi alle piccole”. Una minaccia confermata anche dal presidente nerazzurro, Massimo Moratti: “Se abbiamo sempre meno soldi da spendere è chiaro che le prime a rimetterci sono proprio loro”, le ‘piccole’.
Ma i 15 club di Serie A (3/4 della Lega Calcio) spingono per una ripartizione più equa delle entrate. “Abbiamo trovato un sistema che, alle prime in classifica, garantisce gli stessi soldi, ma loro vogliono avere la certezza che, se dovessero arrivare anche settimi, hanno diritto alle stesse cifre - dice Zamparini -. Se il Palermo un giorno arriverà primo prenderà gli stessi soldi di ora e questo non ha senso”. Ma Paolillo ribatte: “Non è vero che le 5 grandi sono contro le indagini demoscopiche, piuttosto sono contro un criterio delle indagini imposto dalle 15 piccole e che non corrisponde alla reale situazione. Inserire l'Auditel come elemento di forza non ti porta da nessuna parte perché l'Auditel in Inter-Chievo fa risultare un milione di spettatori e questi vengono divisi in parti uguali - conclude l'ad dell'Inter - senza riuscire chiaramente a sapere il numero preciso di pubblico di entrambe le squadre. Noi siamo a favore delle indagini demoscopiche ma a patto che queste siano serie e trasparenti”.