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La ricerca dell’anima gemella in rete in Italia vale 50 milioni di euro e sono 6 milioni gli italiani che pagano il servizio di incontri on line per conoscere nuove persone. Numeri bassi se confrontati ai 180 milioni e ai 110 che tedeschi e francesi spenderanno nel 2010 per fare amicizia in rete. Questi sono, infatti, i dati di Metaflake, la società tedesca titolare del sito www.guida-incontri.it, l’unica che ha pubblicato una ricerca di mercato del settore dating. Che (strano ma vero) fa concorrenza addirittura all’industria del porno che, infatti, lamenta di aver perso in Italia qualcosa come 3,5 milioni di euro proprio per colpa dei siti che fanno incontrare e chattare persone.
Gli italiani, insomma, si stanno velocemente adeguando al resto del mondo e cominciano a pensare che trovare l’amore in rete non è poi così da “sfigati”, tanto è vero che la nostra è tra le grandi economie europee quella con i margini di crescita più elevati. Si stima infatti che il giro d’affari raddoppierà entro il 2015. È per questo che le multinazionali del dating propriamente detto (incontri occasionali) come le francesi Meetic o Easyflirt, quelle che fanno matchmaking (relazioni durature) come le tedesche Parship e Be2, o quelle che si appoggiano ai social network come le californiane Zoosk e FriendFinder, stanno potenziando le attività di marketing. Mentre i pochi operatori nazionali sembrano addirittura fare un passo indietro: la community “Incontri” di Supereva (gruppo Dada) da quando è stato introdotto il nuovo servizio musicale “Playme”, ha abbandonato la sua funzione originaria per diventare un aggregatore di persone sulla base dei gusti musicali. L’obiettivo è “sottrarre” gli utenti che per gli incontri on line si appoggiano ai canali di dialogo attivati da blog, community, forum, offrendo un servizio meglio strutturato, sicuro, e a certi prezzi, con la garanzia dell’incontro dopo il contatto on line.
Oggi il mercato si divide tra pochi grandi operatotori internazionali: Meetic, Easyflirt, FriendScout24, Parship e Be2, Zoosk, Italian FriendFinder e, unico italiano, OneMeet i quali adottano modelli di business consolidati, e una miriade di micro siti di dating on line attivati da abili nerd (gli innumerevoli www.cercoamore.it o www.amoreincontriamicizie.blogspot.com) che pur lavorando con piccoli introiti derivanti da banner pubblicitari negoziati tramite per esempio Google Adv, potrebbero controllare una fetta importante di mercato, ancora “sommersa”. I grandi, a differenza dei piccoli, presentano una grafica e loghi più accattivanti, garantiscono un servizio controllato, si impegnano a verificare immagini, profili degli utenti, contenuti delle chat, revocando l’iscrizione in caso di foto sconvenienti o contenuti proibiti. In più, nel caso di Meetic e di Parship, assicurano la buona riuscita del date on line: Meetic, primo sito di dating a livello europeo fa incontrare più di trecento coppie ogni settimana, il secondo, Parship, sostiene di innescare 38 storie d’amore su 100 contatti.
I servizi sono di tipo “freemium”: le funzioni base come la creazione del profilo e la navigazione sul portale sono gratis, mentre per contattare gli altri iscritti, leggere i loro messaggi o vedere le foto è necessario un abbonamento. Meetic, gruppo fondato da Marc Simoncini nel 2002 e quotato all’Euronext di Parigi dal 2005, è tra i più popolari d’Italia. L’iscritto può decidere se abbonarsi al servizio base con pochi euro (da 20 al mese) o potenziarlo con le opzioni “top” per dare maggiore visibilità al suo profilo e “relax” per rendersi invisibile rispetto agli altri utenti. A oggi sono 6,2 milioni gli italiani iscritti (senza contare i profili inattivi per più di un anno) ed è probabile che uno su sei abbia pagato almeno una volta per incontrare l’anima gemella. «Gli abbonamenti», spiega il responsabile italiano Maurizio Zorzetto, «costituiscono la quasi totalità degli incassi. Appena il 3% del fatturato arriva dalla pubblicità».
Ma come si fa a fare business nel dating e soprattutto a farsi riconoscere dai navigatori bombardati dai banner dei concorrenti? «Questo è un settore in cui l’esperienza di web-marketing è fondamentale», precisa Zorzetto, che proprio grazie alle sue abilità di promozione riuscì negli anni 2000 a risollevare le sorti di un sito dedicato alla compravendita on line di auto Autoscout24 del gruppo Deustche Telecom. «Nel 2005», spiega, «Meetic era un brand sconosciuto, Facebook non c’era e il dating on line era guardato con sospetto. Per prima cosa ho siglato una serie di accordi quadro ancora oggi attivi, con provider italiani, tra cui Virgilio, Tiscali, Libero, Fastweb e più recentemente Msn, e Meetic così è diventato l’unico link in uscita delle sezioni “incontri” o “amore” delle loro homepage». Linkando nelle aree servizi si viene infatti indirizzati in una pagina cobranded che, conservando la testata del provider, introduce la homepage di Meetic, accompagna l’utente alla registrazione del profilo. A quel punto il navigatore può iscriversi gratuitamente, prendere confidenza con il servizio e poi decidere di abbonarsi per individuare potenziali anime gemelle. Meetic oltre alla partnership, paga una percentuale ai provider per ogni “transito” che innesca un abbonamento. Questo tipo di affiliazioni sono state sperimentate con altri aggregatori, fin quando nel 2006 Zorzetto, memore dell’esperienza Autoscout24 dove un ruolo decisivo nel rilancio del portale lo giocò il marketing off-line, ha cominciato a far circolare spot pubblicitari prima in Tv e in radio. «Oggi la pubblicità off-line è arrivata a incidere per la metà delle spese dedicate al marketing».
Sulla stessa impostazione di Meetic funzionano anche FriendScout24, che dichiara flirt un po’ più disimpegnati e conta 10 milioni di iscritti in Europa e un milione in Italia, e Easyflirt che offrendo l’interazione con il potenziale partner via webcam, ha un tariffario tra i più costosi sul mercato (da 110 a 150 euro per sei mesi). Diversa l’impostazione di Parship che pure con volumi inferiori (nel 2009 si stimavano 600 mila iscritti per 5 milioni di euro fatturato in Italia, contro 10 milioni di utenti e 56 milioni di euro a livello europeo) è uno tra i leader del matchmaking, favorendo incontri on line che di norma danno seguito a relazioni durature. Come un’agenzia matrimoniale.
«Dopo l’iscrizione», spiega Markus Fisher, che da Amburgo guida l’area Italia, «offriamo agli utenti un test di personalità per definire il profilo personale che attiva un primo matching tra gli utenti affini, in cui andiamo ad accostare differenze e somiglianze caratteriali al fine di costruire una storia armoniosa. La comparazione tra profili è il frutto di oltre 30 anni di studi e ricerche del professor Hugo Schmale. Agli abbonati, oltre a un matching più sofisticato e preciso, viene consegnato un documento di circa 80 pagine che entra nel dettaglio del profilo psicologico. Il servizio per tre mesi costa 120 euro.
Che il sito volesse darsi un profilo più alto lo dimostrano anche i mercati battuti da Parship. Se Meetic o Zoosk passano per portali del traffico generalista, Parship si è scelto siti con visitatori di reddito alto, laureati e di età tra i 35 e i 55 anni. Così è diventato il partner “incontri” di Corriere.it, Repubblica.it e Radio 101. A livello internazionale è collegato con Focus, Der Spiegel e Die Zelt . L’accompagnamento dell’utente però è analogo a quello di Meetic: dal link si passa alla pagina cobranded e per ogni nuova sottoscrizione partono le percentuali al sito ospitante. «Parship fa parte del gruppo editoriale Holtzbrinck», aggiunge Fischer, «e per questo sceglie partner di comprovata serietà che puntino sui contenuti di qualità». Del mercato degli incontri “seri” fa parte ancheBe2 che in Italia conta 2 milioni di iscritti. Come Parship ha base in Germania ed è collegato all’editoria: il suo fondatore, Robert Wuttke, infatti arriva dal gruppo editoriale Bertelsmann. Be2 mette a segno 550 milioni di euro in 36 Paesi.
Tra le società strutturate l’unica italiana è One Meet, che si distingue per offrire il dating nelle pagine on line di editori come il Giornale . «Anche in questo periodo, così difficile per la new economy», ha dichiarato il presidente Daniele Milani, «la nostra attività non ha subìto cali ma punta a consolidare i risultati ottenuti (1,6 milioni nel 2008) triplicando gli investimenti pubblicitari. One Meet infatti, lavora molto sul fronte pubblicitario. Che non resta “relegato” al web, ma si espande nel mondo reale. Come gli incontri che promette di far realizzare.