Al via la riforma della Rai. Il consiglio dei Ministri ha approvato lo scorso venerdì il disegno di legge sulla riforma della Tv di Stato e del servizio pubblico radiotelevisivo, che ora dovrà essere approvato, entro quattro mesi, dal Parlamento per non votare anche il prossimo Cda con la legge Gasparri. Primo passo, la modifica della governance con un Cda composto da sette membri invece di nove; tra questi verrà individuato il presidente, votato dagli stessi consiglieri. Il consiglio di amministrazione sarà composto da quattro membri eletti dal Parlamento (due dalla Camera dei deputati e due dal Senato della Repubblica con voto limitato), due membri di nomina governativa (designati dal Consiglio dei Ministri su proposta del ministro dell’Economia e delle Finanze) e uno designato dall’assemblea dei dipendenti.

IL RUOLO DEL CDA RAI. Oltre ai compiti attribuiti dallo statuto e dalla legge al Cda spetta il compito di approvare il piano industriale, il piano editoriale, il preventivo di spesa annuale e gli investimenti superiori ai 10 milioni di euro. L’amministratore delegato non sarà un dipendente Rai e resterà incarica per tre anni. Nominato dal Cda, dovrà rispondere della gestione aziendale, assicurare coerenza nella programmazione con la linea editoriale, firmare atti e contratti, proporre all’approvazione del board i piani annuali, attuare il piano investimenti, piano finanziario, piani del personale, di ristrutturazione e i progetti specifici approvati dal Consiglio di amministrazione. Sarà sempre l’amministratore delegato a definire criteri e modalità di reclutamento del personale “nel rispetto della disciplina relativa alle società a totale partecipazione pubblica”. Resta la commissione di Vigilanza, che avrà funzioni di indirizzo generale e alla quale dovrà riferire ogni anno il Cda. Entro l’anno dall’entrata in vigore della legge il governo si occuperà della revisione della normativa sul canone dell’«efficientamento del sistema del finanziamento pubblico».