Dario Vergassola e Serena Dandini

«La tv di Stato relega in posizioni assolutamente minoritarie le idee, i valori e le proposte della maggioranza degli italiani». È questa la premessa dalla quale parte l’ “Atto di indirizzo sul pluralismo” redatto dal senatore Pdl della Vigilanza Rai, Alessio Butti e che si appresta a finire sul tavolo della commissione Rai. C’è chi parla di una nuova stretta sull’emittente pubblicata, su tutti quei talk show (vedi ad esempio “Annozero”) e quei programmi di satira (come “Parla con me” di Serena Dandini) non ‘graditi’al governo.

Divieto di parlare di un argomento già affrontato da altre trasmissioni
La Rai, scrive Butti, deve «razionalizzare l’offerta delle trasmissioni di approfondimento giornalistico allo scopo di evitare ridondanze e sovrapposizioni che possono rendere confusa l’offerta Rai riducendo la libertà di scelta degli utenti». Tradotto: le diverse trasmissioni Rai non si possono occupare dello stesso argomento (ad esempio il caso Ruby); se un tema è al centro di una trasmissione un giorno, l’indomani un’altra trasmissione deve parlare di altro. «È opportuno – afferma a proposito il senatore del Pdl – che i temi prevalenti di attualità o di politica trattati da un programma non costituiscano oggetto di approfondimento di altri programmi, anche di altre reti, almeno nell’arco di otto giorni successivi alla loro messa in onda». A vigilare al rispetto del principio di non-ridonandanza la direzione generale (Masi quindi) che ha l’obbligo di intervenire affinché non si verifichino «ripetizioni artificiose o la compressione di temi socialmente e politicamente rilevanti».

Rappresentare le idee della maggioranza
Oltre ai vincoli circa i temi da trattare Butti entra nel merito dello svolgimento delle trasmissioni, dai talk show ai programmi di satira. «L’intervento di un opinionista a sostegno di una tesi va calibrato con uno spazio adeguato anche alla rappresentazione di altre sensibilità culturali. Ciò è ancora più necessario per quei programmi, apparentemente di satira o di varietà, che diventano poi occasione per dibattere temi di attualità politica». La rappresentazione delle diverse posizioni può giungere anche attraverso «format di approfondimento che prevedano la presenza in studio di due conduttori di diversa estrazione culturale». E per le trasmissioni di approfondimento politico? In questo caso, secondo Butti, i diversi partiti vanno rappresentati «in proporzione al loro consenso – perché solo così il servizio pubblico – rappresenterà il Paese reale, non le èlites culturali né i cosiddetti poteri forti».
Sempre rimanendo nell’ambito della politica il senatore del Pdl pensa che chi «ha interrotto la professione giornalistica per assumere ruoli politici non deve avere la conduzione di un programma o la direzione di rete o testata».