È iniziata la discussione generale sul disegno di legge di riforma della Rai e del servizio pubblico radiotelevisivo, che sarà consegnata al Parlamento. È quanto annunciato dal governo al termine del Consiglio dei ministri di giovedì 12 marzo; la discussione proseguirà nel prossimo CdM.

Sono confermate le linee guida emerse nei giorni precedenti, in particolare quelle riguardanti un amministratore delegato con poteri decisionali, nominato dal governo, un cda più snello (uno dei membri rappresenterà i dipendenti Rai) e l’applicazione delle regole del codice civile. Sicuramente, non deve esserci contiguità con i partiti, ma «questo non significa che le forze politiche non possano avere il compito di vigilare e di indicare le persone», ha dichiarato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, durante la conferenza stampa, che ha ribadito inoltre che il governo non intende «mettere le mani sulla Rai».

È stata esclusa l’ipotesi di sorteggio dei membri del cda come proposto dal Movimento 5 Stelle. Per quanto riguarda il canone, Renzi sarebbe propenso ad abolirlo, reperendo eventualmente maggiori risorse dalla pubblicità e tagliando i costi; non si esclude però l’ipotesi del sottosegretario MiSe Giacomelli di dimezzarne l’importo inserendolo nella bolletta elettrica.