Il Cavallo morente all'ingresso della sede Rai © Vincenzo Fiore

La riforma Rai è stata approvata in via definitiva in Senato, per alzata di mano. L’approvazione al testo darà all’attuale direttore generale, Antonio Campo Dall’Orto, i poteri dell’amministratore delegato (ma non potrà fare parte del Cda e votare. Questo aspetto diventerà operativo dal 2019), mentre per vedere il nuovo assetto della governance previsto dal testo occorrerà aspettare il 2018, con il rinnovo del consiglio di amministrazione.

L’AMMINISTRATORE DELEGATO
La nomina dell’amministratore delegato spetta all’esecutivo in carica, che avrà anche il potere di nomina di due consiglieri su sette e detterà gli indirizzi del contratto di servizio quinquennale, di intesa con Agcom. Il cda potrà poi revocare l’ad sentita l’assemblea dei soci. All’amministratore delegato vanno i poteri di nomina dei direttori di rete, di testata, canali digitali e dirigenti di seconda fascia con parere obbligatorio del cda, però non vincolante (lo diventa solo con la maggioranza dei due terzi e sulla nomina dei direttori di testata). Inoltre, può firmare contratti fino a 10 milioni di euro e assumere e nominare giornalisti decidendone la collocazione su proposta dei direttori di testata e senza il parere del cda.

Il CDA
A designare i membri del cda (sette dal 2019) saranno, oltre all’esecutivo, Camera e Senato (due consiglieri ciascuno) e l’assemblea dei dipendenti Rai (uno, scelto tra i dipendenti dell’azienda). Il presidente verrà nominato dal cda tra i suoi membri (occorre l’ok della commissione di Vigilanza, espresso a maggioranza dei due terzi). I consiglieri non possono aver ricoperto la carica di ministro, viceministro e sottosegretario nei 12 mesi precedenti la nomina. Nessun accesso all’incarico a chi è stato interdetto dai pubblici uffici, anche se temporaneamente (interdizione legale).

CONTRATTO DI SERVIZIO
La durata del contratto di servizio viene estesa da due a cinque anni; entro 12 mesi dall’entrata in vigore della legge il governo dovrà adottare un decreto legislativo di modifica del testo unico dei servizi media audiovisivi. Verranno resi pubblici i compensi dei dirigenti che guadagnano oltre 200mila euro lordi l’anno (Piano per la trasparenza e la comunicazione aziendale). Va ricordato infine che nel maggio 2016 scade la convenzione tra stato e Rai, il cui rinnovo verrà preceduto da una consultazione pubblica.