Il settore radiotv vale lo 0,5% del Pil Italiano per un giro d’affari stimato in 8,5 miliardi di euro (dati Agcom 2015); dopo anni di crisi, nel 2015 si è assistito a una inversione di tendenza, che prosegue nel 2016. Il dato è contenuto nello studio R&S Mediobanca sul settore, focalizzato sui bilanci dei cinque principali operatori tv.

Sky, Rai e Mediaset rappresentano insieme il 90% dei ricavi del settore. La tv in chiaro vale il 58% del giro d’affari con un valore di 4,5 miliardi (+1,4%), mentre la pay tv ne vale 3,3(-1,5%). In cinque anni il settore ha perso 1,4 miliardi di ricavi (-13,5%), soprattutto a causa della pubblicità. Il 2015 ha però segnato un’inversione di tendenza: i ricavi aggregati hanno registrato un +1,4%, salendo a 8,9 miliardi (di cui 1 di Mediaset Espana).

L’adv vale il 41,2% del settore (46,4% nel 2011), i servizi pay il 32,7% (29,4%), mentre il canone Rai vale il 18,4% (da 16,7%). A proposito di quest’ultimo, con l’agganciamento del canone in bolletta Mediobanca stima sia sceso dal 30% al 6% (ma l’abbassamento dell’importo nel 2017 non porterà benefici a Rai).
Per quanto riguarda i diversi gruppi, Discovery è cresciuta del 17,5%, Mediaset dell’1,8%, Sky dello 0,4% (bilancio al 30 giugno 2016), Rai dell’1,4%, mentre La7 ha segnato un -8,1%. Discovery conta anche la marginalità netta più elevata, pari all’8,6% (-11,5 sul 2014), seguita da Mediaset (6,8%), Sky (2,6%), Rai (1%) e La7 (-14,7%, ma in miglioramento dal 50,7% del 2013).

Nel primo semestre 2016 si confermano primi segnali di ripresa con un incremento delle entrate: +12,5% per Rai, +8,6% per Mediaset, +1,9% per La7. Leggera crescita, infine, anche sul fronte lavoro: +1% nel 2015.