Piersilvio Berlusconi e Vincent Bolloré

Il consiglio di amministrazione di Vivendi getta ulteriore benzina sul fuoco nello scontro sulla mancata acquisizione di Mediaset Premium. «L’acquisto di Mediaset Premium era basato su ipotesi finanziarie fornite da Mediaset nel marzo 2016. Vivendi ha sollevato dei dubbi e informato Mediaset», si legge nella nota del gruppo di Vincent Bolloré. Secondo la ricostruzione di Vivendi, l’accordo siglato l’8 aprile è stato sottoposto a una due diligence da parte diDeloitte «come da contratto». «È risultato chiaro da questa analisi e da quelle di Vivendi che le cifre fornite prima della firma non erano realistiche e fondate su una base artificialmente gonfiata». Da qui la rinegoziazione degli accordi in luglio.

Secondo Vivendi, mentre erano in corso i colloqui, Mediaset e Fininvest hanno lanciato attacchi mediatici «per ledere gli interessi e l’immagine di Vivendi». E prosegue: «Sebbene Vivendi abbia completato in tempo la procedura di prenotifica della transazione alla Commissione europea, questa non accetterebbe il deposito formale (del dossier, ndr) mentre le due parti discutono i punti di disaccordo, e non sarebbe comunque possibile ottenere il via libera della Commissione prima del 30 settembre, data entro cui il contratto decadrebbe». «Per quanto riguarda la causa intentata da Mediaset, secondo i documenti esaminati in modo informale, la prima udienza processuale non si terrà prima del 27 febbraio 2017».

LA SMENTITA. Mediaset smentisce punto per punto la ricostruzione di Vivendi in merito all’acquisizione di Mediaset Premium e al ritiro dell’offerta: «!uanto dichiarato è destituito da ogni fondamento giuridico e commerciale», si legge nella nota. Le dichiarazioni di Vivendi sono infondate a partire dalla definizione dell’accordo dell’8 aprile: non un preliminare, «ma un testo definitivo e irrevocabile firmato dall’amministratore delegato Arnaud De Puyfontaine. Il contratto prevede esplicitamente l’impossibilità di modificare i termini e le condizioni dell’accordo a seguito dell’attività di due diligence». Sono invece «veri, realistici e inconfutabili» i dati forniti da Mediaset su Premium utilizzati per chiudere l’accordo.

Tanto che, ricostruisce il Biscione, quando Vivendi comunicava il 25 luglio il suo dietrofront sull’operazione, non erano in corso discussioni tra le due parti: «Tutto era stato già discusso, altrimenti non avrebbe avuto senso firmare un contratto finale e vincolante». Sarebbe invece «soggettivo e di parte» e «commissionato dall’acquirente senza l’approvazione di Mediaset» il report di Deloitte cui si riferisce Vivendi. Per quanto riguarda i rapporti con la Commissione Ue, il gruppo precisa: «La procedura antitrust è stata gestita da Vivendi senza condividere con Mediaset le informazioni fornite alla Commissione, in palese violazione di quanto previsto dal contratto. Il termine del 30 settembre è prorogabile nei casi espressamente previsti dal contratto». E conclude: «Per quanto riguarda la prima udienza della causa intentata da Mediaset il termine del 27 febbraio 2017 si riferisce ai termini minimi previsti dalla legge. Mediaset si riserva di adottare ogni mezzo previsto dal codice per accelerare la discussione e la decisione della vertenza».