Mediaset batte cassa a Sky per chiedere i diritti di retransmission. Non meno di 110 milioni di euro, non più di 200 milioni di sterline. Dovrebbe essere entro questo range (ma saremmo più vicina alla prima cifra) che l’intero sistema dei canali televisivi free italiani, ritrasmessi via satellite dalla piattaforma pay, potrebbe pretendere da Sky se l’operazione andasse in porto. Sono queste infatti le cifre che gli operatori della tv gratuita ottengono in Germania dagli attori della tv a pagamento, la seconda invece è quanto gli operatori della tv free chiedono a Sky e Virgin Media, come agli altri fornitori di pay-tv in Inghilterra.

LA RICHIESTA. Ad annunciare l’azione è stata martedì Gina Nieri, consigliere di amministrazione di Mediaset, insieme al direttore marketing strategico Rti, Federico Di Chio. L’approccio è conciliante, non si parla di ricorrere a tribunali o quant’altro, ma solo di far valere una mera prerogativa commerciale, così come il Biscione sta facendo nelle contrattazioni attualmente in corso con Vodafone e Telecom. Mentre negli Usa quella delle retransmission fee è una voce consolidata e “pesante” nei bilanci dei network, in Europa è una novità degli ultimi anni (in Germania è attiva da appena tre, mentre in Uk la contrattazione è ancora ai primissimi passi). In Italia, in là definitivo sarebbe arrivato con la delibera 128/15 dell’Agcom della scorsa primavera che ha per tema appunto la presenza dei canali Rai sulla piattaforma Sky.

LA REPLICA. «Eventuali pretese di retransmission fee da parte di emittenti televisive commerciali nulla avrebbero a che fare con i contenuti e finalità dell’odierna decisione (28 luglio, ndr.) e della delibera 128/15/Cons»: così replica l'authorityl. Proprio ieri, infatti, l’Agcom ha concluso il procedimento avviato nei confronti della Rai (ex art. 48 del Testo Unico, in relazione all’applicazione dell’art. 22 del Contratto di servizio) sul tema della valorizzazione dei propri canali attraverso la loro ritrasmissione da parte di Sky e di altre piattaforme commerciali.Il consiglio «ha conclusivamente valutato l’ottemperanza prestata dalla concessionaria pubblica a quel provvedimento», che, però, «determina i suoi effetti unicamente sul servizio pubblico radiotelevisivo».

La delibera n. 128/15/Cons, in particolare, «chiariva da un lato la facoltà per Rai di richiedere un equo corrispettivo per la cessione dei propri programmi; dall’altro, la necessità per la stessa Rai di rinunciare a frapporre diritti di soggetti terzi a sostegno dell’oscuramento di taluni eventi, nonché, per Sky, il diritto di negoziare sulla base di un’offerta triennale, equa e non discriminatoria».