Buco nell'acqua: il diritto all'oblio non è la priorità per gli utenti di Internet © Getty Images

Un anno dopo, il diritto all'oblio sembra già essere caduto nel dimenticatoio. A 365 giorni dal 13 maggio del 2014, il giorno della sentenza della Corte di giustizia europea emanava una sentenza che riconosceva agli utenti la sentenza di chiedere la rimozione delle pagine con informazioni personali «inadeguate o non rilevanti», Google dà i numeri di quella che sembra a tutti gli effetti una rivoluzione mancata. In un anno sono state 254.271mila le richieste di cancellazione presentate a Mountain View per circa un milione di link. Solo il 41,3% di essi però sono stati effettivamente cancellati, mentre 458 mila (58,7%) sono stati ritenuti pertinenti da big G.

Gli italiani sembrano poco interessati al problema. Mentre francesi, tedeschi e inglesi guidano la classifica delle richieste, il Belpaese è lontano con appena 19.126 richieste per oltre 65 mila link totali e solo il 27,6% degli url rimossi (con 6.805 rimozioni, a guidare la top list dei siti più censurati è Facebook.). Ma si sa che i nostri connazionali hanno già la memoria corta.